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Vendetta dal futuro di Sergio Martino

Siamo negli U.S.A. nel 1997. In uno scenario totalitaristico da preapocalisse, Paco Queruaq (Daniel Greene) è un muscoloso cyborg programmato per uccidere il reverendo ecologista (cieco e su una sedia a rotelle) Arthur Mosely (Franco Fantasia) ogni giorno sempre più popolare. Ma all’ultimo secondo non esegue l’ordine, perché sa che è giusto così, che quell’uomo non deve morire perché potrebbe cambiare in meglio le cose per il sempre più rovinato pianeta Terra. Verrà ricercato dall’F.B.I. e dalla Fondazione che lo ha costruito, responsabile dei danni ecologici denunciati da Mosley, capitanata da Francis Turner (John Saxon). Lungo la sua fuga incontrerà: Linda (Janet Agren), una ragazza che da subito si fida di lui e lo aiuta (e ti pare…) a ritrovare se stesso, il solito sbruffone che pur di vendicarsi della figura di merda che gli ha fatto fare Paco si vende senza scrupoli a quelli della Fondazione, un campione di braccio di ferro (Darwyn Swalve) che si rivela un amico, il solito stuolo di killer assortiti (umani e cyborg) coordinati da Peter Hallo (Claudio Cassinelli). In tutto questo Queruaq ha anche voglia di ricordare il suo passato che quelli della Fondazione gli hanno cancellato per trasformarlo in un uomo bionico.

Vendetta dal futuro, considerato il suo costo, è una discreta pellicola d’azione scritta da Elisa Briganti tutta inseguimenti, esplosioni, effetti speciali curati da Sergio Stivaletti, e con un ritmo in crescendo niente male. Rientra poi tra i film maledetti visto che Claudio Cassinelli è morto durante le riprese in un incidente in elicottero per aver rifiutato la controfigura. Daniel Green, culturista apparso in molte pellicole dei fratelli Peter e Bobby Farrelly, nel film ha una sola espressione come ruolo impone: quella incazzata quando deve fare male, per tutto il resto il suo viso è inespressivo, compreso quando gioca a braccio di ferro prendendosi gioco degli avversari prepotenti, quando si domanda ma che ci faccio io su questa Terra, o quando pronuncia qualche battuta ad effetto.
Ambientato e girato in Arizona dal poliedrico Sergio Martino, che si firma Martin Dolman, Vendetta dal futuro (Hands of steel, Atomic Cyborg, Return of the terminator) si intrufola nei territori cyber tanto in voga all’epoca con la sfacciataggine che contraddistingueva certo nostro cinema scopiazzante, vedere per credere (se ci riuscite) anche il delirante Top Line di Nello Rossati (1988) con Franco Nero alle prese con cyborg, alieni e quant’altro. Unico neo nel film di Martino, veramente imperdonabile, è nel finale fiacco, moscio, inesistente.

Fotografia – Giancarlo Ferrando
Scenografie – Massimo Antonello Geleng
Costumi – Valentina Di Palma
Montaggio – Eugenio Albabiso
Musiche – Claudio Simonetti

2 commenti

Luciano ha detto...

Purtroppo conosco pochissimo il cinema di Sergio Martino e questo film mi manca (grave lacuna per un appassionato di fantascienza).

Roberto Fusco Junior ha detto...

Un film in qualche modo bizzarro. Da vedere solo se si è appassionati del genere. Quindi lo devi vedere.