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Io non sono qui di Todd Haynes

Todd Haynes è riuscito nell'impresa di raccontare la complicata vita di Bob Dylan in maniera originale ma allo stesso tempo fedele alla storia.
Affida il ruolo del protagonista a sei personaggi diversi e quindi a sei attori diversi, ognuno per ogni aspetto della sua personalità e quindi dei suoi percorsi artistici. Il Bob Dylan giovanissimo diventa Woody (Marcus Carl Franklin), un ragazzino di colore che fugge da tutti; lo spettinatissimo Jack Rollins (Christian Bale) che emerge giovanissimo come cantante folk e che poi cambia nome in John e si trasforma in predicatore evangelico; Jude è quello androgino (Cate Blanchett, Babel) che passa dal folk al rock inavvertitamente; Robbie l'attore seduttore (Heath Ledger) legato alla pittrice francese Claire (Charlotte Gainsbourg, L'arte del sogno); poi c'è il fuorilegge Billy (Richard Gere) che si oppone alla costruzione di una superstrada; e infine Arthur (Ben Whishaw, Profumo: storia di un assassino) il poeta che non ama definirsi tale che risponde alle domande/interrogatorio di una voce sempre fuori campo che alla fine lo condannerà.
L'ottimo montaggio di Jay Rabinowitz (Affliction, Dead Man, Ghost Dog, Coffee and cigarettes, Broken Flowers avete capito di chi è il montatore di fiducia?) salda le varie storie, girate in sei stili diversi, mettendone in risalto i punti in contrasto ma anche quelli in comune.
Io non sono qui (I'm not there) è una pellicola con sprazzi di pura visionarietà, chiaramente molto musicale, che ricostruisce oltre alla vita di Dylan anche tutti i periodi storici che l'hanno accompagnata segnandola nel profondo spesso e volentieri. A partire dalla famigerata guerra in Vietnam che fa crollare i suoi utopistici ideali in un baleno. Dylan però ha saputo scuotere in tanti modi l'America e i suoi fans andando sempre contro le regole, le mode, ripugnando la violenza degli Stati Uniti e l'idea di rimanere attaccato per sempre a uno stile. Dylan ha avuto le palle di reinventarsi senza preoccuparsi troppo delle conseguenze proprio perché erano i tempi a richiederlo, perché per lui ad ogni cambiamento della Storia doveva esserci per forza di cose un adattamento e quindi un cambiamento di stile. Non è solamente provocazione la sua. Durante questi percorsi non tutti lo hanno capito, molti sostenitori lo hanno abbandonato, altri ne sono arrivati. Lui è andato sempre dritto per la sua strada e neanche un incidente in motocicletta è riuscito a fermarlo. Ogni aspetto della vita del menestrello del Minnesota ha uno stile diverso, merito anche del direttore della fotografia Edward Lachman (L'inglese, Il giardino delle vergini suicide, Erin Brockovich, SimOne, Radio America).
Oltre alla Storia con la maiuscola il film non trascura neanche alcuni aspetti privati della vita del cantante. Tutto è preso in considerazione nella sceneggiatura scritta da Todd Haynes insieme a Oren Moverman.
Insomma, Io non sono qui è un film che ha stile e fascino esattamente come il personaggio di cui parla, e andrebbe visto anche perché il resto della programmazione nelle sale cinematografiche non è altrettanto interessante.

Note: Vincitore del Premio della giuria all'ultimo Festival del Cinema di Venezia ex-equo con Le graine et le mulet.
Coppa Volpi, sempre a Venezia, per la migliore interpretazione femminile a Cate Blanchett.

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