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Robocop di Paul Verhoeven


Non esiste un altro blockbuster violento come Robocop, così pieno di morti esagerate, drammatiche nel caso di Murphy, la cui scena dell'uccisione era insostenibile già nella prima versione (ridotta) uscita nel 1987, ma anche divertenti se pensiamo a quella del poveraccio della multinazionale (poveraccio si fa per dire) crivellato dal robot animato in stop motion.


Verhoeven trasferitosi ormai dall'Olanda negli Stati Uniti inizia da un po' di tempo ad interessarsi alla figura di Cristo e a frequentare il gruppo dei Jesus Seminar intento a verificare l'esistenza storica di Gesù. I suoi studi sull'argomento partoriscono una serie di script come Fully Human ma un film vero e proprio non lo realizzerà mai anche a causa dello scoraggiante insuccesso del film di Scorsese L'ultima passione di Cristo (1988).


Verhoeven capisce l'antifona, su per giù in quel periodo sulla sua scrivania arriva il copione di Robocop di Edward Neumeier e Michael Miner. Inizia a leggerlo controvoglia, perché comunque già il titolo non lo convinceva, ma si ferma dopo poche pagine ritenendolo troppo stupido. Sua moglie gli fa notare che in fin dei conti la storia che racconta è una specie di versione moderna di Frankenstein. Sono particolari - di vita vissuta - come questi che spiegano in qualche modo l'amore del regista per i personaggi femminili. Ma questo è un discorso a parte che andrebbe approfondito in altra occasione. Verhoeven inizia a ragionarci su e a vederci anche altre analogie soprattutto legate alla figura di Cristo. Il regista è dell'idea, come dargli torto, che la religione cristiana si basa sulla violenza della crocifissione. Murphy (Peter Weller) come Cristo muore in modo atroce. Boddicker (Kurtwood Smith) gli fa saltare una mano con una fucilata (analogia con le stimmate) prima di lasciarlo ai suoi scagnozzi. Solo alla fine gli dà il colpo di grazia in testa (la corona di spine). Murphy muore ma viene fatto risorgere come cyborg. Diventa una specie di idolo delle folle (la tv lo aiuta), un poliziotto indistruttibile ed instancabile per il bene della violenta Detroit, viene smemorizzato, aiutato dalla compagna di pattuglia Lewis (Nancy Allen) che gli mette la pulce nell'orecchio ritrova se stesso, accetta in qualche modo il suo destino fino ad affrontare la sua nemesi camminando sulle acque, durante la lotta viene trafitto dal nemico con una spranga quasi a voler simboleggiare la lancia nel costato. Viene fatto risorgere dalla stessa multinazionale che lo ha ucciso, la OCP. Un'azienda che gestisce sia ufficialmente la polizia che la malavita, decisa a ricostruire letteralmente da capo Detroit anche per dare il via a un giro di soldi illegali come droga e altre cose di questo tipo. Un'azienda che ha nel suo consiglio di amministrazione gente senza nessuno scrupolo pronta a sbranare e sbranarsi. E se chi dovrebbe proteggerci in realtà ci uccide, ed evita di mordersi la coda con una legge ad personam, la Direttiva 4 che inibisce Robocop dall'arrestare i capoccia della OCP, allora significa che tutto va a rotoli, che ancora una volta buoni e cattivi bene e male vanno di pari passo e che prima o poi si applica la legge del taglione.

1 commento

Jago Delarge ha detto...

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