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Dèmoni di Lamberto Bava

Quando nel 1985 esce Dèmoni di Lamberto Bava era l'anno anche di Phenomena. L'horror italiano incassava in casa propria e si vendeva bene anche all'estero. Di quell'anno ricordo solo due cose, il mio esame di quinta elementare e i servizi ai telegiornali sul film di Lamberto Bava. Interviste alla gente fuori dal cinema, dietro le quinte del film, un vero caso cinematografico fortemente voluto dal suo produttore e co-sceneggiatore Dario Argento.
Dèmoni solo se letto superficialmente può essere ricondotto ai survival-splatter pensati a tavolino per incassare un botto di soldi. A parte le citazioni ai vari film sclaustrofobici del genere, come Alien nella scena nel condotto d'aria, in Dèmoni c'è un divertito gioco metacinematografico. I protagonisti si ritrovano tutti imprigionati in una sala cinematografica da poco riaperta dove stavano vedendo un film dell'orrore. I fatti narrati nel film si trasferiscono nel mondo reale grazie ad una medesima maschera del demonio in grado di dare il via all'epidemia. Nel panico inizialmente si formano diversi gruppi. Una ragazza, interpretata da Fiore Argento, figlia di Dario, si naconde tra le sedie della sala. Delle ombre umane corrono attraversano la sala. Vengono dallo schermo che ancora proietta il film, o appartengono a degli infestati che da un momento all'altro la troveranno per contagiarla con le loro infette unghie? Ed ecco un altro aspetto originale, o per lo meno, non così abusato come nella maggior parte dei film con zombi e derivati. Qui il contagio che trasforma la vittima in mostro non si trasmette con un morso ma con le unghie. E se ci pensiamo un attimo le mani arrivano prima della testa, hanno più mobilità, sono più veloci (a meno di non avere attaccate, alla testa, delle ali di pipistrello, ma questo è un altro film) e quindi più letali. Ma c'è un altro aspetto ancora più interessante ed è quello sessuale. I dèmoni del film sono asseteti di sangue quanto di sesso. Mordono e graffiano le vittime ma non le divorano come i classici zombi, ci si strusciano contro, cercano il contatto fisico, la fuoriuscita e mescolanza di liquidi come vomito e sangue. La giovane coppietta che va al cinema per pomiciare, le due prostitute con il loro pappone, la ragazza che accompagna il cieco (chi è costui? Suo padre? Suo marito?) per poi appartarsi con l'amante, tutti loro fanno una brutta fine. Come voler dire che fare sesso non porta alla nascita di una nuova vita ma alla morte. Solo chi si astiene dal sesso, vedi i quattro protagonisti che si sono appena conosciuti, forse è destinato a salvarsi. Per la salvezza dei nostri eroi non sarà sufficiente distruggere il film perché non è questa la causa, non lo è neanche la maschera del demonio. Per sopravvivere bisogna barriccarsi, difendersi con le unghie dalle unghie della sfera sessuale. Quello che succede nel cinematografo infatti sta accadendo contemporaneamente anche in altri posti, palazzi (come in Dèmoni 2: l'incubo ritorna dove il contagio nel condominio si espande partendo da un televisore), strade, tutta la città è sottosopra. Quella che credevamo essere una storia isolata tra quattro mura insonorizzate in realtà è solo un esempio di quello che sta accadendo in città e quindi forse nel mondo perché il sesso è il motore del mondo. Il cinema, soprattutto quello violento, sembra dirci la pellicola, non è causa di nessun male e non è nemmeno una cura.

2 commenti

Peter Pasquer ha detto...

Bello quel periodo lì. Avevamo il buon Dario ancora in grado di sfornare film interessanti...
Ricordo bene quanto mi piacque Phenomena. Ne parlavamo da adolescenti innamorati dell'horror (c'era il boom letterario di Stephen King) ma anche di Jennifer Connelly!
"Demoni" di Lamberto Bava mi sa che lo rivedrò a breve. Mi hai fatto venire voglia... ;)

Roberto Fusco Junior ha detto...

Peter Pasquer, gli anni '80 sono stati un bel periodo per il cinema dell'orrore, anche se Dèmoni è il film che segna l'inizio della discesa dell'horror italiano.