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Alice in Wonderland di Tim Burton

La trasposizione di un romanzo al cinema sarà sempre oggetto di discussione, si finirà sempre col dire che alcuni aspetti del libro sono stati trascurati nell'adattamento o che il linguaggio letterario e quello cinematografico essendo diversi sono in un certo senso incompatibili o forse complementari. Nel caso dei romanzi visionari, penso, che ne so, al Pasto nudo di William Burroughs, queste considerazioni sono quanto mai pertinenti. Alice nel paese delle meraviglie e Attraverso lo specchio non fanno eccezione, e dopo la famosa trasposizione a cartoni della Disney, più altre meno note, ecco arrivare la versione di Tim Burton ancora una volta in bilico tra occasioni indovinate e perse, tra atmosfere dark e colori sgargianti, tra il tenere fede alla sua personalissima poetica e la necessità di fare qualcosa di sicuro successo, cercando di conciliare modi di pensare probabilmente incompatibili. Il linguaggio letterario che offre spunto a quello cinematografico e di conseguenza l'interpretazione visiva di un qualcosa creato per essere letto, ma anche il suo modo di intendere il cinema rispetto a quello della casa di produzione, la Disney. Tim Burton ha poi fatto sapere di non essere mai stato un fan accanito del romanzo di Lewis Carroll, che quando lo ha letto la prima volta da bambino non ne è rimasto folgorato. Sappiamo inoltre, e da sempre, che è stata proprio l'infanzia a formare il Burton artista, allora ci chiediamo quanto c'è di Burton in questo film e quanto no magari perché deciso invece dalla Disney? E più in generale, quanto c'è di furbo in queste operazioni e quanto di genuino? L'industria cinematografica è fatta di compromessi, troppi soldi sono in ballo, ma quali risultati si possono ottenere dagli inciuci intelligenti?

Che cosa sto cercando di dire?

Certo, Burton non è un artista qualunque, la sua sensibilità gli permette di entrare anche in mondi distanti da lui e di farli in qualche modo suoi. Ecco allora Alice che da bambina diventa adolescente irrequieta e ribelle (Mia Wasikowska), incapace di rispettare certe regole della società che le impediscono di essere chi è realmente: una sognatrice un po' folle. In questo senso sembra evidente che Alice sia l'alter ego di Tim Burton e di tutti gli artisti in generale. Eppure i compromessi che Alice rifiuta sembrano essere stati accettati, e da tempo, dal Tim Burton odierno non più giovanissimo, navigato regista semindipendente visto che lavora comunque per major che lo rispettano e lasciano fare (per fiducia ma anche per affinità) e tutto quello che volete ma sempre fino a un certo punto, perché comunque sono loro a cacciare i soldi e ad avere l'ultima parola, checché se ne dica sui giornali, lo sappiamo. Ti facciamo fare questo film perché ci piaci ma non farti prendere troppo la mano come una volta perché non va bene, non ci piace, siamo la Disney, facciamo film per famiglie e anche tu hai una famiglia, quindi sai di che parliamo.


E come in tutti i compromessi alcune cose vanno bene per una parte, altre cose favoriscono invece l'altra. Quello che qui sembra inappropriato è innanzitutto il 3D. Era davvero necessario oppure il risultato non sarebbe cambiato di molto senza? Tim Burton non mi sembra un visionario da 3D. Il 3D è la moda del momento, un facile espediente per fare soldi, ma a che prezzo...


Alice in Wonderland aggiunge altri tasselli ai due romanzi di Carroll, a dimostrazione che Tim Burton è comunque Tim Burton, la sua indipendenza parziale è comunque e sempre da apprezzare, eppure nonostante la magnificenza non posso togliermi dalla testa che rimane uno dei suoi film meno personali nonostante molte ingannevoli apparenze.

3 commenti

Alessandro Giovannini ha detto...

Ciao, ottima recensione, sono totalmente d'accordo. Grande delusione questo film, anche se sinceramente ero partito pessimista appena saputo che sarebbe stato in 3D (peraltro aggiunto in post-produzione). "Burton si è accomodato alle leggi del marketing", ho pensato: la visione del film me l'ha confermato.

Anonimo ha detto...

Su questo film e su ciò che ne scrivi si concorda alla grande invece.

Ale55andra

Roberto Fusco Junior ha detto...

Alessandro, e già, scioccamente speravo in qualcos'altro, cavolo.
Ale55andra, finalmente torniamo ad andare d'accordo.