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Il mulino delle donne di pietra di Giorgio Ferroni

Avvolto da un’atmosfera suggestiva, Il mulino delle donne di pietra ha per protagonista il classico artista pazzo che agisce in nome di un’ossessione mascherata da amore. Chi lo fermerà è il classico giovanotto bello e coraggioso conteso, beato lui che si trova in un film, da due donne. L’artista pazzoide è lo scultore Wahl (Robert Boehme) proprietario di un mulino a vento che aziona un carillon fatto di statue a grandezza naturale raffiguranti giovani donne. Il giovanotto è Hans (Pierre Brice), uno studente incaricato di incontrare lo scultore. Le due protagoniste femminili sono Liselotte (Danny Carrell), una studentessa d’arte innamorata di Hans e Elfi (Scilla Gabel), la bella figlia di Wahl anch’ella con un debole per il giovane studente. Per Elfi il padre ha un attaccamento ossessivo e fa un gran mistero soprattutto per quel che riguarda la sua malattia incurabile. Pur di proteggere il segreto che circonda la figlia, aiutato dal dottor Bolem (Wolfgann Preiss), lo scultore pazzo ricorre, come tradizione vuole, a un rimedio estremo che non fa altro che creare un secondo segreto ben più grave e lugubre del primo: rapiscono e uccidono giovani fanciulle per fare delle trasfusioni che permettano a Elfi di sopravvivere, dopo, i corpi delle sventurate per farli sparire vengono pietrificati e trasformati nelle statue del carillon. Hans, che piombando improvvisamente rischia di interrompere i loro traffici, viene convinto dai due, con l’aiuto di droghe e suggestione, di aver immaginato di aver ucciso Elfi in seguito ad una accesa discussione. Solo che la bugia che i due raccontano regge poco tempo.
Ad aiutare Hans nell’impresa di salvare Liselotte (perché chiaramente lei si mette nei guai finendo nelle mani dei due loschi proprio quando lui capisce di essersi innamorato di lei) ci pensa un altro studente amico dei due, Raab (Marco Guglielmini), l’unico a credere nel protagonista buono dopo il classico iniziale scetticismo.
Il mulino delle donne di pietra potremmo definirlo un luna park dell’orrore. L’artista squilibrato Wahl ha molti punti in comune con i precedenti personaggi pazzi della storia del cinema dell’orrore dallo scienziato Frankenstein, fino ad arrivare al celebre artista pazzo interpretato da Vincent Price nel film La maschera di cera. Notare come tutti e tre questi film si concludono con un rogo.
Uscito nel periodo in cui il cinema dell’orrore italiano era agli albori Il mulino delle donne di pietra si ispira esplicitamente ai film della Hammer per l’uso dei colori e alla tradizione gotica in genere.
Bravo Ferroni nel dirigere gli attori, su tutti il migliore è senza dubbio Robert Boehme perfetto nel ruolo dell’artista folle.
Suggestive le scenografie di Arrigo Equini ottimamente fotografate da Pier Ludovico Pavoni in Technicolor, questa pellicola diretta nel 1960 da Giorgio Ferroni (La notte dei diavoli), non ha difetti dal punto di vista estetico-tecnico, ha semmai dei limiti proprio dal punto di vista della sceneggiatura che risulta spesso prevedibile, magari agli occhi nostri moderni, nei personaggi, negli intrecci e nelle conseguenze di essi. Resta comunque un film importante che ha contribuito alla nascita dell'horror all'italiana.

Curiosità:
-Uscito nello stesso anno de La maschera del demonio di Mario Bava, Il mulino delle donne di pietra è centesimo nella classifica degli incassi italiani del 1960 con 164 milioni, il film di Bava si piazza centonono con 141 milioni.
-Nella parte finale del film appare, sfuggito alla censura italiana, un capezzolo di Danny Carrell. La versione francese sembra invece ricca di sequenze erotiche. La doppia versione per le pellicole horror era una usanza non solo italiana e francese ma anche inglese.

Resto del cast:
Liana Orfei, Amilore ragazza dai capelli rossi
Olga Solbelli, Selma la domestica
Musiche di Carlo Innocenzi
Sonoro di Jacques Bonpunt
Prodotto da Giampaolo Bigazzi per Galatea
Tratto dal racconto di Pieter van Weigen
Sceneggiatura di Remigio Del Grosso, Giorgio Ferroni, Ugo Liberatore, Giorgio Stegani
Adattamento americano (titolo americano Mill of the stone women) di John Hart e Richard McNamara, supervisione di Hugo Grimaldi

8 commenti

Mario Scafidi ha detto...

bazzico pochissimo questo genere di cinema.

jacopo ha detto...

Ciao Roberto! Grazie della visita! OVviamente i più sinceri complimenti per il tuo spazio, serio interessante nonchè "diverso". A presto!

Roberto Fusco Junior ha detto...

Mario,In questo periodo capiti male ^_^, ma presto le cose cambieranno: tornerò a parlare di film in uscita e di altri generi.
Jacopo, il tuo blog è un punto di riferimento per me, parli sempre film che non conosco o di altri che mi fai venir voglia di rivedere.
Un saluto a tutti!

Luciano ha detto...

Questo film mi incuriosisce molto. E non posso che ringraziarti per averlo proposto. ;)

Roberto Fusco Junior ha detto...

Luciano, in effetti è da vedere. L'importante è avere un occhio un po' distaccato altrimenti può risultare risibile in certi punti che descrivono i rapporti tra i personaggi.
Un saluto!

MioCapitano ha detto...

abbiamo interesse in comune sia nel cinema che nella letteratura. Interessanti le tue riflessioni sul cinema. Ciao

AmosGitai ha detto...

Miiiii... continuiamo con film impolverati che devo riprendere assolutamente.
Continua così!!!

Roberto Fusco Junior ha detto...

Miocapitano, sono felice se condividiamo le stesse passioni, passerò a trovarti. A presto.
Amos, e sì, sto dando proprio una bella spolverata.
Un saluto!!