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La commedia del potere di Claude Chabrol

Il penultimo film di Claude Chabrol racconta un famoso scandalo di tangenti avvenuto in Francia che ha coinvolto un noto gruppo industriale. Jeanne-Charmant Killman, il pubblico ministero che ha condotto le indagini (interpretato da una sempre grandissima Isabelle Huppert), si è trovata di fronte una situazione tanto intricata quanto sporca, una piramide di potere e di corruzione talmente grande da non poterne avere un quadro generale completo. Per amor di patria e di giustizia indaga e non la fermeranno le minacce ricevute o i primi problemi familiari. Anzi, sarà proprio la totale dedizione al suo lavoro e il suo desiderio di fare luce sui fatti che la porteranno alla crisi con il marito che non potrà fare altro che ricorrere ad un gesto estremo pur di avere l'attenzione su di lui. Con il suo nuovo film La commedia del potere (in originale L'ivresse du pouvoir) Chabrol non cambia argomento. È sempre la borghesia la protagonista del film, qui alta, molto alta. Ci sono sempre ben in evidenza i meccanismi che portano la classe borghese a fare quello che fa, o a subire quello che è giusto subisca. Se ne Il buio della mente (1995) la famiglia borghese protagonista si firma da sola la condanna a morte eseguita dalle due giustiziere proletarie, in questa pellicola ci pensa la giustizia vera e propria a mettere le cose a posto. Per la Huppert, che nel citato Il buio della mente faceva una delle due carnefici, si presenta qui l'occasione di interpretare un ruolo politicamente corretto. Claude Chabrol è un grande osservatore dei comportamenti umani e delle sue conseguenze, anche in questo lavoro lo dimostra con il suo consueto occhio sarcastico. Geniale la telefonata all'inizio.

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