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Truman Capote: a sangue freddo di Bennett Miller

Il film di cui parliamo oggi racconta la genesi e la lavorazione, durata dal 1959 al 1966, del capolavoro dello scrittore Truman Capote intitolato "A sangue freddo". Tutto ha inizio quando leggendo un fatto di cronaca sul giornale di una famiglia sterminata brutalmente, Capote decide di recarsi sul luogo del delitto, il Kansas, per mettere in atto un'idea che da un po' gli frulla per la testa: quella di scrivere un romanzo ispirato a un fatto di cronaca. Sul posto assiste a tutti gli sviluppi: le indagini della polizia, l'arresto dei due assassini, il processo che li condanna a morte. Capote è un tipo schietto e diretto, simpatico a suo modo e dichiaratamente omosessuale. In più ha una memoria di ferro che gli permette di ricordare a mente il 94% di quello che ascolta, quindi non ha bisogno di block notes o altre cose simili, cosa che tranquillizza molto chi deve intervistare. Ma è anche un personaggio con un lato oscuro. Che racconta la sua vita privata a uno dei due assassini, e poi gli mente su altre cose inerenti al libro che sta scrivendo. Non si sa bene quale sia la sua morale. Se ha veramente a cuore la storia dei due assassini in quanto esseri umani, o se il suo interesse è dovuto ai guadagni che gli si prospettano dal libro. In questo libro Capote ci si butta anima e corpo. Anche le persone a lui più vicine (il suo compagno e la sua amica Nelle Harper Nill autrice del best seller "Il buio oltre la siepe") lo vedono preso dalla stesura del libro, e gli rimproverano di strumentalizzare la storia pur di raggiungere il suo scopo. Eppure quando alla fine del film, diretto da Bennett Miller, dà l'ultimo saluto ai due condannati (con uno di questi nel corso degli anni diventa amico), piange. Non lo aveva fatto mai prima. Piange perché è dispiaciuto per la loro morte? Piange perché adesso ha il finale per il suo libro? La storia del cinema ci ha dato tantissimi film biografici. Capote, già potato sullo schermo da Richard Brooks nel 1967, è un personaggio ambiguo e ambivalente anche per il fatto che "rubava" da un fatto di cronaca, o se vogliamo creava arte prendendo spunto dalla realtà. In un post di qualche tempo fa accennavo al significato moderno della parola vampiro. Truman Capote in questo senso è un vampiro. Truman Capote a sangue freddo è ben interpretato da Philip Seymour Hoffman che infatti vince l'Oscar. Il doppiaggio purtroppo elimina tutto (o quasi) il suo lavoro sulla voce, sulle variazioni tonali, riducendo il tutto ad una afona voce, quasi ad una macchietta. Un vero peccato. Averlo visto in DVD mi obbligava a dirlo.

2 commenti

Luciano ha detto...

Questo film m'incuriosisce (però non l'ho visto). Dovrei trovare il tempo di vederlo anche perché non ho letto "A sangue freddo" (che vergogna!). Di Capote ho letto "Colazione da Tiffany" da cui è stato tratto l'omonimo film.

Roberto Fusco Junior ha detto...

Questo tuo commento lo avevo lisciato, scusa. Di Capote non ho letto niente, figurati.
Il film a distanza di un anno però non mi è venuta voglia di rivederlo. Forse non ne vale così la pena, non lo so... Philip Seymour Hoffman è bravo, su questo non ci piove.
Grazie per il commento.