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1990: i guerrieri del Bronx di Enzo G. Castellari



Il mio debole per Enzo G. Castellari credo che piano piano cominci ad emergere. Il suo cinema è sempre stato cannibalico, come tutto il cinema popolare italiano di quel periodo. Se un film americano aveva particolarmente successo, ecco che subito da noi doveva uscire un clone. Clone per modo di dire perché dove non arrivava il budget ci pensava l'inventiva di artisti come lui. In quegli anni Walter Hill usciva con I guerrieri della notte mentre Daniel Petrie dirige Paul Newman in Bronx 41 distretto di polizia. Dardano Sacchetti e la compagna Elisa Briganti colgono al volo la palla e scrivono 1990: i guerrieri del Bronx. Per Castellari si ripresenta un'altra occasione per girare ed ambientare un film nei mitici e tanto amati/copiati States.



Questa la trama: Ann, una ragazza figlia di un industriale delle armi (Stefania Girolami, figlia del regista) scappa da Manhattan nel Bronx (quartiere isolato pericolosissimo) perché non ne può più di quella sua vita in cui morale ed etica non esistono se non in maniera distorta. Appena giunta nel quartiere, covo di numerose bande, viene salvata dal gruppo dei bikers dall'aggressione degli skaters. Sulle sue tracce si mette subito (per conto della famiglia della ragazza) Hammer un cacciatore di taglie psicopatico come pochi, l'unico in grado di entrare e di uscire dal quartiere, uno stronzone a cui piace giocare sporco mettendo contro le varie bande con false prove e cose simili.



Ann comunque non si pentirà mai della sua scelta, scoprirà che c'è più lealtà nel suo nuovo quartieraccio che nella vecchia e bella Manhattan. Per amore del suo salvatore, Trash, il capobanda dei motociclisti, sarà tentata di consegnarsi a suo padre prima che il folle Hammer scateni l'inferno. Poi sempre per amore, chiaramente, resterà perché comunque, ripetiamo, per lei il Bronx è meglio di Manhattan.



Nel Bronx non ci sono molte regole, per esempio: ogni banda deve restare dentro un territorio ben definito. Se un componente di una banda entra nel territorio di un'altra, generalmente muore. E la cosa funziona, perché in linea di massima ognuno si fa i cazzi suoi nel suo territorio. Però c'è banda e banda. Mentre I bikers di Trash (Mark Gregory vale a dire Marco Di Gregorio) sono i buoni (con svastiche ed altri simboli nazisti nel loro abbigliamento) che uccidono solo se costretti, gli skiters di Golan (George Eastman alias Luigi Montefiori) hanno sete di potere e uccidono per diletto. Il capo di tutti, il capo dei capi, è Ogre (Fred Williamson), un figlio di puttana con i figli di puttana, leale con i leali, che però non lo diresti alla prima impressione. Dentro e fuori dal quartiere del titolo, dove i poliziotti entrano solo perché mandati in punizione dai superiori, scorrazza indisturbato un bastardo disturbato, esaltato, sadico e senza sentimenti positivi, un martello (Vic Morrow) al soldo di quelli di Manhattan che ha come spalla il succube Hot Dog (Christopher Connelly). Hammer è la riprova che Ann ha ragione, che il marcio si trova più ai vertici della società che non nel marciume dei bassifondi.



1990: i guerrieri del Bronx non è un vero e proprio post apocalittico. D'accordo si svolge nel futuro, visto che è stato prodotto nel 1982. Ma non si racconta di un dopo bomba e la razza umana non è comunque in estinzione per via di un virus sconosciuto o che altro. L'unico accenno a qualcosa di post apocalittico è dato dagli aggressivi mutanti-zombi che vivono nelle fogne del quartiere. Comunque, a prescindere dal sottogenere di appartenenza, tra le tante situazioni action (perché 1990 è principalmente pura action, scontri, uccisioni inseguimenti e quant'altro) per Castellari c'è la possibilità di sbizzarirsi con il suo repertorio di rallenty, coreografie arcobatiche, inquadrature originali ed efficaci, fluidi movimenti di macchina, montaggi studiatissimi. Per il ruolo di Trash il regista fa debuttare un diciassettenne che frequentava la stessa sua palestra: Marco Di Gregorio che cambia nome in Mark Gregory. Ne esce fuori un personaggio paradossale di leader muscoloso ma con un atteggiamento un po' troppo da femmina per essere credibile come capo banda, tant'è che l'anno successivo in Fuga dal Bronx sia il regista che l'attore ritorneranno sul personaggio mascolinizzandolo di più. A riprova del fatto che Castellari era/è uno con le palle, 1990 viene segnalato dalla rivista Variety tra le migliori dell'anno.

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