Breaking News

La morte ha sorriso all'assassino di Aristide Massaccesi

La morte ha sorriso all'assassino è l'unico film che Aristide Massaccesi firma con il suo nome e non con l'abituale pseudonimo Joe D'Amato*. La trama è più o meno questa: siamo agli inizi del 1900, una carrozza ha un incidente, il cocchiere muore trafitto, la ragazza che viaggiava nell'abitacolo perde la memoria e viene ospitata dalla coppia Walter (Sergio Doria) ed Eva (Angela Bo) sotto consiglio del medico del posto. Durante la visita medica il dottore (Klaus Kinski) scopre che ha uno strano medaglione. Sul gioiello c'è iscritta una formula incas in grado di riportare in vita i morti. Forse la stessa ragazza è una zombi riportata in vita anni prima dal fratello matto e incestuoso Franz (Luciano Rossi). Greta (Ewa Aulin), questo il nome della ragazza morta vivente, ha il fascino giusto per far innamorare tutti di sé, dopo Franz infatti sia Walter che Eva perdono la testa per lei.

Storia gotica come oramai non si usava più in Italia (trai suoi interpreti c'è anche Giacomo Rossi-Stuart protagonista di Operazione paura di Mario Bava), La morte ha sorriso all'assassino più volte esce fuori strada per depistarci con immagini che con la trama non hanno niente a che fare, come nel caso delle allucinazioni della governante (Evelyn Melcherich) di Walter ed Eva che si vede minacciata da Franz. Come può conoscerlo? Irrazionalità come queste anticipano di molti anni le situazioni in qualche modo analoghe che ritroveremo nella trilogia gotica di Lucio Fulci. Senza alcuna logica è pure la scena in cui un mazzo di fiori si trasforma in un gatto nero furioso, la cito anche perché mi permette di allacciarmi ad Edgar Allan Poe che nel film è citato più volte come nella sequenza del ballo in maschera che si rifà a La maschera della morte rossa. Oltre Poe, comunque, il film si rifà anche a Carmilla di Sheridan Le Fanu. Un altro aspetto anticipatore del cinema a venire sta nelle rappresentazioni delle uccisioni: niente viene lasciato all'immaginazione, tutto viene mostrato chiaramente senza giri di parole o allusioni che lascino intendere senza far vedere: il cocchiere impalato ha le budella in bella vista, gli effetti di una fucilata in pieno volto sono mostrate in primo piano, lo stesso per le unghiate del gatto che ciecano Franz.

Prima di Buio omega, di Antropopaghus -e di finire imbrigliato nella rete del porno- Aristide Massaccesi, o Joe D'Amato che dir si voglia, già nel 1973 con La morte ha sorriso all'assassino esprimeva quella che è, a conti fatti, la poetica della sua vita che miscelava insieme sangue e sesso, paura ed erotismo.

* di pseudonimi Massaccesi ne ha usati un'infinità, Joe D'Amato è quello più noto.

Nessun commento