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Il nastro bianco di Michael Haneke

Una comunità in cui niente è come sembra perché ognuno ha qualcosa da nascondere o è disposto a coprire le melefatte degli altri forse per mantenere gli invisibili e incomprensibili equilibri esistenti. Una società, piccola ma anticipatrice di una realtà imminente e ben più grande, in cui il disprezzo, l'odio verso i deboli, il comportarsi come bestie coalizzate in branchi contro le minoranze sono la normalità, mentre porsi e porre delle domande, per semplice curiosità ma anche per motivi etici, equivale per i puri di spirito, una minoranza, all'emarginazione finendo tra colori i quali si cercava di difendere. Il nastro bianco, simbolo di peccato e di vergogna che il pastore fa indossare al braccio ai due figli, richiama la stella di David che di lì a poco avrebbero identificato gli ebrei. Qui siamo un paio di decenni prima dell'avvento del nazismo, alla vigilia della prima guerra mondiale.

Ma accostare Il nastro bianco (Das weisse band) alla nascita del nazismo è riduttivo. Michael Haneke scava senza pietà tra le bassezze umane, provocando personaggi e spettatori, indagando sulle diverse reazioni che certe situazioni provocatorie comportano. Gelido come pochi (indovinata la scelta del bianco e nero, splendidamente realizzato da Christian Berger), Il nastro bianco (Palma d'oro al Festival di Cannes del 2009) ti lascia senza parole e un vuoto nella testa dove rimane solo una sensazione vaga di sconfitta e impotenza. Descrivendo una realtà sociale subdola, meschina, sotterranea e soprattutto violenta, Haneke suggerisce senza mostrare esplicitamente le atrocità, perché è in questo modo che avvengono, al buio, di nascosto, al riparo da occhi indiscreti, nel sicuro di pareti domestiche che da una parte proteggono ma dall'altra imprigionano, violenze eseguite da personaggi che si sentono protetti dai ruoli di prestigio che ricoprono e da alibi di vario tipo. Una società marcia destinata ad implodere su se stessa per rinascere ancora peggio, dall'indole elitaria, fascinosa se si ha una testa, ripugnante se se ne ha un'altra. A noi la scelta.

2 commenti

Marco (Cannibal Kid) ha detto...

un film grandioso
una delle cose più forti e spiazzanti viste negli ultimi anni

Roberto Fusco Junior ha detto...

D'accordissimo. Ti lascia un po' così... di sasso.