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Tra le nuvole di Jason Reitman


Tra le nuvole (Up in the air) cadiamo quando la realtà spazza via le illusioni, quando la redenzione (o il mettere giù la maschera) è troppo tardiva e si scopre che la vita la si è buttata nel cesso. La solitudine non può significare felicità. A chi parlerò oggi?, domandava un antico egizio alla sua anima, "Forse l'infelicità comincia proprio nei paraggi di quei deserti dove non si trova risposta a questa domanda"*.

Consapevole della sua triste solitudine, ci verrebbe quasi da scrivere irreversibile, Ryan (George Clooney) esce di scena, si fa da parte, lasciando agli altri qualcosa di cui non potrà mai godere proprio perché solo. Quella di Ryan è la resa di chi probabilmente è consapevole che della vita non ha mai capito molto, avendo fino ad allora portato avanti teorie autodistruttive (mentendo in primo luogo a se stesso) formate da molti recinti con su scritto alla larga da me. Giocando ancora una volta la carta di una leggerezza ingannatoria, Jason Reitman fa centro - confermandosi autore tra i migliori della nuova generazione - raccontando il nostro strano tempo.

*: Umberto Galimberti, I miti del nostro tempo, Feltrinelli, 2009, p. 68

2 commenti

Anonimo ha detto...

Mah. Per carità il film mi è piaciuto, perchè ci sono molte trovate davvero intelligenti e al tempo stesso divertenti, perchè le risata amare fanno centro, perchè gli attori sono tutti molto bravi e sofisticati, perchè le battute sono ficcanti e causitiche, oltre che sarcastiche, perchè perchè perchè. Poi però si scade nello stucchevol-sentimentale con alcune sottotrame a mio avviso evitabili: come il matrimonio della sorella, la collega che prima sembra una stronza e poi si rivela essere una "rammollita", ecc...

Ale55andra

Roberto Fusco Junior ha detto...

Ale55andra, il matrimonio della sorella secondo me ha una funzione importante per far sentire Ryan fuori posto (fargli prendere coscienza?).