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Il curioso caso di Benjamin Button di David Fincher

Che peccato che questo film sia così e non in un altro modo, quanto potenziale non espresso c’è…
La storia di Il curioso caso di Benjamin Button (The curious case of Benjamin Button) è nota a tutti, come tutti conoscono il suo regista: quel David Fincher che, visti i precedenti lavori (Alien 3, Se7en, The game, Fight Club, Panic Room e Zodiac), uno, uno come me sia chiaro, è portato a far equivalere il suo nome a sinonimo di garanzia e di qualità. Eppure le delusioni, spesso e volentieri, prima o poi arrivano da chi meno ti aspetti, e sono queste le più cocenti.
Nella pellicola c’è innanzitutto la tormentata storia d’amore tra il protagonista (Brad Pitt) e la ballerina Daisy (Cate Blanchett), due personaggi che si amano dal primo momento in cui si sono visti da bambini e destinati ad incontrarsi seriamente solo a metà strada. Oltre questo molti sono i temi che si potevano trattare intorno a questo principale, ma alla fine rimane solo un senso di confusione, anzi di tempo sprecato.

Per prima cosa non ci sembrano sfruttati al meglio i discorsi sulla vecchiaia e quindi sulla vita.
Il tempo poi è visto, banalmente, come un qualcosa di tiranno che nel corso della nostra esistenza, a prescindere da chi siamo, ci fa perdere le persone care e ci fa fare domande con molti se.
Benjamin è una persona al contrario (in realtà solo a metà visto che il suo cervello, a differenza del corpo, procede normalmente) che vive la sua diversità senza troppo soffrire se non fosse per questo amore impossibile con Daisy. I luoghi comuni non abbandonano il film neanche nei momenti leggeri: vedere una mamma che aspetta di notte il ritorno a casa del suo ragazzo/vecchietto è una gag sul contrasto simpatica ma prevedibile. Così come è banale, se vogliamo, la trovata politicamente corretta di far adottare Benjamin (sua madre muore di parto e suo padre lo abbandona per il ribrezzo) dalla classica famiglia di neri che accolgono chiunque senza pregiudizi, proprio perché neri. Inoltre appena abbozzata è la satira contro quelle tipiche esuberanze cristiane dell’America, vedi, tanto per capirci, James Brown in The Blues Brothers. Si potrebbe andare avanti ancora un po’ ma di infierire non mi va molto.

L’unica cosa sinceramente simpatica, anche questa però fino a un certo punto, è il vecchietto che racconta più volte a Benjamin di come nel corso della sua vita sia stato colpito da un fulmine per sette volte.
Per il resto, non so se si è capito, Il curioso caso di Benjamin Button rimane una grossa delusione, e poi 2 ore e 40 minuti sono troppi... Peccato, se fosse un bel film sarebbe stato interessante fare un parallelo con Un’altra giovinezza (Youth without youth) di Francis Ford Coppola *.

Sceneggiatura – Eric Roth
Fotografia – Claudio Mirando
Scenografie – Donald Graham Burt, Kelly Curley, Tom Reta
Costumi – Jacqueline West
Visual effects – Asylum FX, Matte World Digital, Evil Eye Pictures, Lola Visual Effects
Musiche - Alexandre Desplat
Montaggio - Kirk Baxter, Angus Wall

* Pellicola che all’inizio non mi convinse del tutto, poi, come a volte accade, inconsciamente ci pensi e ripensi, magari ti capita di vederlo una seconda volta e nasce l’amore. Quindi non si sa mai…

9 commenti

Anonimo ha detto...

Io non sarei così disfattista. Secondo me questo è un buon film, molto poco fincheriano, ma comunque un buon film, seppur non esente da alcuni difetti.
Ale55andra

Roberto Fusco Junior ha detto...

Come dico sempre in questi casi: per fortuna non sempre siamo d'accordo.
Comunque proprio da buttare il film non è, tutto sommato.

Anonimo ha detto...

Sembra di rileggere la mia recensione fatta sul mio blog...se ti va vienici a dare un'occhiata!

Monsier Verdoux

http://ilpiaceredegliocchi.splinder.com/

chimy ha detto...

La tua frase iniziale è assolutamente esemplificativa di tutto il mio pensiero su questo film...



Un saluto

Roberto Fusco Junior ha detto...

Monsier Verdoux, passo a leggere prima possibile!
Chimy, che delusione...

Locandiera ha detto...

Come già detto in più posti, per me è troppo lungo!
Per il resto mi è piaciuto parecchio!
Stile nuovo per il regista, interpretazioni ottime... non male!

Roberto Fusco Junior ha detto...

Va bene ho capito: anche questo film divide.

Luciano ha detto...

Un film che mi è piaciuto soprattuto per la poeticità di alcune sequenze, mentre altre sono più deboli e dovrei rivederlo (una visione non mi è bastata) per capirlo meglio. In generale un film di buona qualità. Comunque le tue osservazioni sono molto interessanti.

Roberto Fusco Junior ha detto...

Ci sono effettivamente delle cose buone oltre quelle che ho citato nel post. Però, se posso essere sincero, per adesso una seconda visione non la vedo necessaria.