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Mondo Trasho di John Waters

Sottovalutare un autore come John Waters e ridurlo a semplice "maestro del trash" è un atteggiamento ancora oggi piuttosto in voga, e non solo in Italia. Soprattutto il suo cinema primordiale (mai distribuito nel nostro paese né a suo tempo nelle sale né oggi per l'home video...) sembra condannato a rimanere bloccato per sempre nella nicchia esclusiva dell’underground. Con i suoi personaggi strambi, sovrabbondanti, schizzati, cattivi, sporchi, Waters non ha certo reso facile il suo sdoganamento verso territori più d’essai, verso argomenti più alti che non siano la merda, il sadomasochismo e tutte le sessualità "disturbanti" compresa l'omosessualità, o il disgusto. Egli stesso non ha mai parlato troppo seriamente dei contenuti dei suoi film, preferendo raccontare più del fondo la superficie, l’aneddoto legato a quella scena e cose simili.
Eppure, dietro queste apparenze di “terrorista sessuale” e di provocatore si nasconde anche una base culturale non indifferente che va (per quanto riguarda il cinema) da Fellini a Pasolini, da Fassbinder e Herschell Gordon Lewis, da William Castle a Russ Meyer, arrivando alla filosofia di Nietzsche con la negazione dell’uomo sottocutaneo (per via di quell’idealismo estetico che porta l’uomo ad aver ribrezzo per tutto quello che si trova sotto la sua pelle: sangue, intestini, e per tutto ciò che fuoriesce dalle sue viscere, pipì, pupù, sperma, saliva, caccole, cerume). Inoltre in Nietzsche, e poi in Waters, è proprio il buon gusto a suscitare disgusto.
Ecco che la merda di Waters inizia a prendere una forma più dignitosa, più intellettuale.
Vito Zagarrio scrive che «John Waters tenta disperatamente di rimettere in contatto se stesso e l’essere umano con le sue viscere, con i suoi disgusti sottocutanei; ridà dignità a merda, saliva e sperma costringendo l’uomo contemporaneo a prenderne atto e a relazionarvisi in modo diverso. E attraverso le viscere più inaccettate dell’uomo, tocca le corde più profonde della società occidentale».
La storia dell’arte dal barocco in poi ha sempre mostrato queste secrezioni. Basti pensare al sangue dipinto da Caravaggio in Giuditta e Oloferne (quadro rifatto poi da Artemisia Gentileschi), o alla merda d’artista di Piero Manzoni. Eppure se si parla di John Waters, del primo John Waters, ancora oggi molti preferiscono relegarlo nei territori del camp, del drive in, del cult movie maledetto, del punk. Certo, nel suo cinema questi ingredienti sono importanti, così come sono essenziali i riferimenti ai b-movies, all’underground o a Andy Warhol.
Punk, acconciature bizzarre, neobarocco sono tutti aspetti rilevanti nella filmografia di Waters.
Già con Mondo Trasho, suo primo lungometraggio realizzato nel 1969, Waters getta le basi della sua estetica. Che vuole divertire scioccando, ribaltando i clichè, giocando ad irridere i generi cinematografici hollywoodiani e omaggiando quelli a lui cari. Un elogio del basso, una favola per adulti (così parlava dei suoi film anche Sergio Leone), in cui si citano Cenerentola e Il mago di Oz e non esiste happy end.
Ecco che i suoi personaggi allo stato brado, al centro di storie assurde e sporchissime, devono essere visti come figli (e dunque metafore) di una società impazzita: L’America. Per fare satira non occorre realismo, anzi è proprio l’apparente distacco con una storia assurda a immergerci fino alla testa e oltre nella realtà. Come accade ne Il pasto nudo di Willam Burroughs in cui si parla di partiti politici inventati, esperimenti medici, persone che per una strana malattia imitano i gesti degli altri, alieni di ogni forma. Anche lì dietro tutta questa apparente irrealtà si nasconde un ritratto ferocissimo dell’America.
In questa pellicola emergono alcuni temi tipici del suo primo cinema: l’elogio della diversità, il feticismo, la merda, il sesso visto come qualcosa di repellente, la religione, l’horror e il disgusto, le droghe, il metalinguaggio (che affronterà più seriamente nel suo secondo periodo), in una frase: la follia del mondo. La storia (narrata quasi senza dialoghi ricorrendo solo alle immagini, ai suoni e alla colonna sonora di brani prevalentemente rock and roll ma anche di musica classica come Wagner) è questa: una ragazza, Bonnie, dopo essersi fatta leccare i piedi da uno sconosciuto in un parco, immaginandosi durante il lungo orgasmo nel ruolo di Cenerentola (all’inizio presa in giro dalle sorellastre fino ad essere l’unica a calzare perfettamente la scarpa, di nuovo un piede al centro della vicenda), viene investita da Divine, una grossa donna distratta dalla guida per aver immaginato (ancora metalinguaggio) un autostoppista nudo. Insieme finiscono in una lavanderia a gettoni dove appare una madonna che dona alla ragazza, moribonda e incosciente, una sedia a rotelle. Finiscono poi, catturati come cani, in un manicomio dove assistono a un balletto di tip tap eseguito in topless da una matta e alla seconda apparizione della Vergine. Fuggono anche da lì e si ritrovano nel gabinetto di un dottore matto che amputa i piedi alla ragazza e glie li sostituisce con quelli di chissà quale creatura. Divine fugge inseguita da alcuni malviventi e finisce con il morire rotolandosi nella merda di un porcile, Bonnie usa i suoi nuovi piedi come le scarpette ne Il mago di Oz e finisce così in una strada di città dove diviene l’oggetto della discussione di due signore: «È un ragazzo o una ragazza? È frocio o lesbica? È comunista?». Di fronte a tutto ciò Bonnie sbatte di nuovo tre volte i piedi e svanisce nel nulla.
Mondo Trasho (in riferimento ai titoli di Jacopetti & Co.) è una prova generale dei pugni nello stomaco che assesterà con i suoi successivi lavori (Multiple Maniacs, Pink Flamingos e Female Trouble). Niente sembra andare bene nei suoi film. Ma, attenzione, il suo è un pessimismo carico di ironia, che è come dire il mondo è spacciato, anzi il mondo è una merda, ridiamoci su.
La regia è sporca: l’audio ambientale pressoché inesistente, il doppiaggio spesso è fuori sincrono, la messa a fuoco a volte va e viene, alcune sequenze sono eccessivamente lunghe, le panoramiche vanno a scatti, e per finire il costume di Divine era troppo stretto: «Lo si può vedere farsi in quattro per tirarsi su i pantaloni per tutto il film».
Con 2000 dollari, avuti in prestito dal padre, non poteva certo fare di più. Anzi si è ingegnato al meglio che poteva non solo scrivendolo, fotografandolo e montandolo, ma utilizzando ad esempio la musica al posto di alcuni dialoghi, a scopo narrativo nudo e crudo. Il papà dal trash, così lo ha definito William Burroughs (di nuovo lui…), con Mondo Trasho fa i suoi primi vagiti e soprattutto lancia Divine, la sua star extralarge.
La lezione di John Waters è arrivata anche in Italia fino ai giorni nostri, basti pensare alla canzone Silos del gruppo Elio e le storie tese, a Cinico tv di Ciprì e Maresco o a Daniele Luttazzi che mangia la (questa volta simil) merda, sempre in tv.

Per approfondire le questioni trattate qui:
Friedrich Nietzsche, La gaia scienza
Karl Rosenkrantz, L’estetica del brutto
Mario Perniola, Il sex appeal dell’inorganico
Vito Zagarrio, John Waters
John Waters, Shock

8 commenti

Zonekiller ha detto...

Waters è uno dei miei primissimi amori...comprai quasi tutto (a parte questo film e Diane Linkletter Story che all'epoca erano introvabili) in inglese d'importazione a inizio anni novanta...Divine poi è un'icona indimenticabile...la sua lotta con Lobstora è nel mito...Shake it up! (http://scaglie.blogspot.com/2008/01/shake-it-up.html)...sono invecchiati meno i suoi film di certi polpettoni di Bergman...;)

brunez ha detto...

Waters è il mio regista preferito, e ovviamente dovrò vedermi anche questo Mondo Trasho, visto che mi manca :)

ottimo articolo, soprattutto per quanto riguarda il non considerare Waters un mero regista trash; non tutti riescono a cogliere la vera essenza del suo cinema

Roberto Fusco Junior ha detto...

Zonekiller, The Diane Linkletter Story è l'unico che ancora non riesco a vedere insieme a Eat your make-up. Divine è veramente divina.
Shake it up!
Brunez, lo devi vedere. L'immondizia, lo schifo, che descrive nei suoi primi lavori è un ritratto al vetriolo dall'America. Tutto qui, anche se lui non lo ammetterà mai.
Grazie. Credo che sia doveroso fare uno scambio link, visti gli interessi comuni più volte emersi.

brunez ha detto...

provvederò subito a procuramelo! immagino che non ci sia proprio alcuna speranza di trovarlo nemmeno coi sottotitoli in italiano, vero?

per lo scambio di link sono d'accordissimo, provvedo subito a linkarti. se poi hai anche un banner mandamelo pure, intanto faccio il link testuale

Roberto Fusco Junior ha detto...

Mondo Trasho lo trovi su emule senza sottotitoli. Considerando che di dialoghi ce ne sono pochi,lo si segue benissimo ugualmente.
Bene per lo scambio link! Ti ho aggiunto. A presto.

Trashformato ha detto...

Ma che bel post! condividiamo e sottoscriviamo pienamente, noi paladini del trash!

Luciano ha detto...

Purtroppo non ho visto Mondo Trasho come neanche gli altri film della prima fase definiamola più "spinta" e meno attenta al grande pubblico. Comunque ho apprezzato Hairspray (quello del 1988) e (un po' meno) La signora ammazzatutti. Dovrò decidermi a recuperare i "vecchi" film di Waters.

Buon Natale!

Roberto Fusco Junior ha detto...

Trashformato, Il Trash mi piace! Vedo anche a voi!
Luciano, sono film molto divertenti, cerca di procurarteli.
Auguri!