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Il killer di Satana di Michael Reeves

La storia del cinema sin dai tempi di Freaks di Tod Browning ha sempre sfornato di tanto in tanto pellicole e registi ritenuti maledetti. Michael Reeves, regista e sceneggiatore prodigio morto suicida a ventisei anni dopo soli tre film, è in tal senso il fiore all’occhiello.
Vuole la leggenda che in Italia durante la lavorazione di Il castello dei morti vivi (1964), il regista e sceneggiatore Warren Kiefer venga colto da un’improvvisa malattia che lo porterà in breve alla sua morte. Paul Maslansky, produttore di questa pellicola, permette al suo assistente Reeves di completare il lavoro girando, si presume, le scene riguardanti il nano, la strega e quelle nel Parco di Bomarzo.
L’esordio vero e proprio, grazie a Maslansky, arriva nel 1966 con La sorella di Satana, noto anche come Il lago di Satana, pellicola con Barbara Steele girata in Italia.

Nel successivo Il killer di Satana (The Sorcerers), del 1967, si narra di Marcus Monserrat (Boris Karloff), un vecchio psicologo (che la stampa in tempi passati ha massacrato, e per motivi a noi ignoti) il quale ha inventato una macchina in grado di comandare a distanza la volontà altrui facendone al contempo vivere le sue esperienze. Insieme alla moglie Estelle (Catherine Lacey) la testa su Mike (Ian Ogilvy, amico e attore preferito di Reeves), un giovane insoddisfatto che frequenta una ragazza di nome Nicole (Elizabeth Ercy) e che ha per amico il meccanico Alan (Victor Henry), un ragazzo che deve ancora avere la prima esperienza sessuale. La macchina funziona benissimo ed Estelle, ogni giorno più drogata di esperienze altrui, inizia a far compiere a Mike azioni sempre più riprovevoli fino a farlo uccidere per il puro gusto di provare sensazioni proibite. Il marito Marcus prova ad opporsi ma la volontà della moglie e più forte della sua. Nel frattempo la scia di sangue che Mike si lascia dietro sarà seguita da un ispettore di polizia (Ivor Dean). Per Marcus Monserrat c’è un solo modo per porre fine a questa faccenda. Soluzione che ha qualche punto in comune con la fine che è toccata nella realtà al regista della pellicola.
Ecco come nascono le leggende.
Michael Reeves tra i tanti personaggi maledetti del cinema sembra essere tra i più sofferenti non solo nei confronti della società, ma anche dell’industria cinematografica stessa.
Il killer di Satana dimostra facilmente questa sua critica grazie ad una storia che non può non far pensare all’invenzione del cinema. Il professor Marcus Monserrat e sua moglie Estelle rimangono affascinati dalla loro invenzione. Il primo la vorrebbe utilizzare per permettere a persone anziane, come loro, di fargli vivere sensazioni altrimenti impossibili, la seconda ne rimane ossessionata spingendo il tipo di esperienze che vuole vivere sempre più verso l’estremo. Non solo voyeurismo irreversibile ed amplificato il suo, così come assomiglia allo spiare il vedere un film, a pensarci un po’ sembra che il regista con il personaggio di Estelle ce l’abbia in particolare con gli amanti dei film dell’orrore, sempre in cerca di emozioni più forti.*
Comunque sia non c’è nessuno scienziato pazzo, questa volta chi ha il delirio di onnipotenza è la persona più vicina all’uomo di scienza dai nobili intenti, proprio chi non ti aspetti.
Nei film di Reeves inoltre il male e il bene non sono mai due forze che si scontrano come negli altri film dell’orrore: il male e il bene sono inscindibili in quanto inestricabili. Estelle si trasforma improvvisamente in una carnefice per vendetta, per voglia di rivalsa e di esperienze nuove, in altre parole il suo inaspettato cambiamento è dovuto ad un fattore esterno che si chiama società.
Dopo Il killer di Satana Reeves ispirandosi a Poe dirige e sceneggia il suo ultimo film Il grande inquisitore (1967) con Vincent Price.

*: a ribadire questo concetto, quando Monserrat prova la sua invenzione su Mike, Michael Reeves inquadra più di una volta, tra gli oggetti del suo macchinario, un proiettore.
!!!EXTRA!!!
-Il killer di Satana è citato da Spike Jonze in Essere John Malkovich.

Fotografia – Stanley A. Long
Scenografie – Tony Curtis
Montaggio – Susan Michie, David Woodward
Musiche – Paul Ferris

2 commenti

Luciano ha detto...

Di questo film ricordo poche immagini sbiadite e dovrò assolutamente rivederlo. Mi rammento di un film di buona qualità (da te citato nella tua ottima recensione) che fece da "apripista" a quello che per me rimane il suo capolavoro: Il grande inquisitore.

Roberto Fusco Junior ha detto...

Luciano, Il killer di Satana è un film che va visto. Il grande inquisitore invece, e sono d'accordo con te, va visto assolutamente essendo il suo capolavoro. Grazie per l'"ottima recensione".