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La famiglia Savage di Tamara Jenkins

La famiglia Savage scava e si interroga sulla vita, la morte, la senilità, sui contrasti fra consanguinei, quindi sulla famiglia, e diverte e fa pensare e ci commuove, sempre però con uno sguardo in qualche modo distaccato, forse per via dei personaggi non proprio simpatici. Due fratelli, che vivono in posti diversi e che si sentono poco, Wendy (Laura Linney) e Jon (Philip Seymour Hoffman), lei bugiarda lui pieno di sé, e un padre, Lenny (Philip Bosco), non proprio amato dai due fratelli, improvvisamente colto da demenza senile, a cui trovare una sistemazione in una casa di cura.
Tutto ben calibrato, ottimamente interpretato, con un modo di vedere obiettivo, dicevamo, ma anche coinvolgente, il distacco quando è funzionale, sentito, o quello che volete voi, ti arriva dritto agli occhi e poi al cuore. Vari ci sembrano i punti di vista nel film, varie sono quindi le interpretazioni. I tre personaggi, benché non si possano definire positivi, sono comunque degli esseri umani. Le bugie di Wendy sono comiche non solo per la bugia in sé ma anche perché si ripercuotono sempre sugli altri creando equivoci, e sono anche tenere e infantili per i motivi che la spingono a mentire. Jon è il classico so tutto io, uno che ha sempre una risposta per tutto, secca, radicale, che quando parla lo fa sempre con una certa aria di superiorità, e anch'egli a suo modo è un immaturo. Immature, precarie, quasi da adolescente sono le loro relazioni con l'altro sesso. Sono due personalità complicate e contrastanti, con le loro fissazioni e manie e le loro ragioni. Sono due persone. Il padre è stato un genitore assente, mettendolo in un ospizio i due figli fanno per il genitore molto più di quanto lui abbia fatto per loro, almeno questo è quello che dice Jon, e Wendy, animo sicuramente più sensibile, si fa prendere dai sensi di colpa, ma il padre da qualche parte deve pur essere parcheggiato. La soluzione da questo labirinto mentale multistrato e quindi la fine del viaggio, come al solito, arriva sempre dall’alto, o da dove meno te lo aspetti, o forse arriva proprio dove e come te la aspettavi. Il viaggio, perché di questo si tratta in fin dei conti, conduce sempre ad una svolta, all’arrivo di una certa novità-verità che in fondo sappiamo benissimo: chiusa una porta si apre un portone, morto un papa se ne fa un altro, la vita, insomma, continua.

4 commenti

Ale55andra ha detto...

Questo purtroppo da me non è mai arrivato, però dato il cast e anche la tematica mi sarebbe piaciuto vederlo al cinema. Fa niente, recupererò comunque!

Luciano ha detto...

Pure da me non è arrivato e al cinema me lo sono perso. Ma il DVD sarà presto mio.

Roberto Fusco Junior ha detto...

Ale55andra e Luciano, dove l'ho visto io non è proprio l'ideale: una saletta un po' sfigata che però proietta sempre cose interessanti.
Il film merita anche se lascia qualche insoddisfazione che ancora non riesco ad individuare.

gahan ha detto...

Attendiamo il dvd--