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Tutta la vita davanti di Paolo Virzì

Se non fosse per quella retorica, difficile ma non impossibile da evitare pur trattando un tema delicato come il lavoro precario, Tutta la vita davanti, l’ultima fatica di Paolo Virzì, sarebbe stato un buon film. Peccato perché fatta esclusione per i personaggi della vecchietta che Marta raggira, in un modo o nell’altro è così, e di sua madre malata il film sarebbe stato migliore.
La vecchia generazione, che questi due personaggi rappresentano, è vista più carica di speranze rispetto alla generazione dei nuovi lavoratori. Sono loro a ripetere speranzosi a Marta, la protagonista, la frase che dà il titolo al film. Marta (Isabella Ragonese), Lucio 2 (Elio Germano, sempre più bravo), Sonia (Micaela Ramazzotti) e Maria Chiara (Valentina Carnelutti) invece passano dall’illusione alla delusione in poco tempo. Perché usare come contrappunto una generazione più vecchia? Troppo facile, anzi inutile.
Virzì per il resto dimostra ancora una volta di essere un regista in gamba, capace di raccontare le cose serie con ironia e un tocco di surrealismo che, a noi, non dispiace mai. Qui più che mai nella filmografia del regista, l'assurdo si miscela con il realismo (nonostante la bella fotografia irreale di Nicola Pecorini e dico Nicola -Paura e delirio a Las Vegas, Tideland- Pecorini) soprattutto quando i lavoratori del call center cantano guidati da Daniela (Sabrina Ferilli) o urlano e spaccano tutto insieme a Claudio (Massimo Ghini), i due capi carismatici della società Multipol.
Il personaggio interpretato da Valerio Mastandrea poi non è per niente scontato. Il sindacalista Giorgio Conforti mostra molte sfaccettature che si contraddicono a vicenda per farne alla fine una persona tutt’altro che limpida, e non tanto come sindacalista, altrimenti di cose banali ce ne sarebbero state due.
Insomma, Tutta la vita davanti poteva essere meglio ma non ci si può nemmeno lamentare, doveva solo osare di più invece di imbrigliarsi in certi stereotipi scontati.
Ora tocca solo vedere il documentario di Ascanio Celestini Parole sante sempre incentrato sul mondo dei call center.

6 commenti

Anonimo ha detto...

Questo me lo sono tristemente perso, ma voglio assolutamente vederlo.
Ale55andra

Luciano ha detto...

A quanto pare uno dei soliti film italiani a cui manca un pizzico di coraggio. Comunque lo vedrò sul DVD. :)

claudio ha detto...

un film coraggiosissimo e incredibilmente in linea con la grande commedia all'italiana, pregi difetti e differenze (sociali e generazionali) classicamente italiane.
Uno dei migliori film dell'anno, quello di celestini parla sempre del call center ma in tutt'altro modo...

claudio ha detto...

un film coraggiosissimo e incredibilmente in linea con la grande commedia all'italiana, pregi difetti e differenze (sociali e generazionali) classicamente italiane.
Uno dei migliori film dell'anno, quello di celestini parla sempre del call center ma in tutt'altro modo...

Roberto Fusco Junior ha detto...

Ale55andra, vedilo perché ha delle buone trovate.
Luciano, sì quello che gli è mancato è il coraggio.
Claudio, questo coraggio sinceramente non l'ho visto. Quello di Celestini, che ammiro molto, tratta l'argomento in maniera diversa essendo un documentario.

t3nshi ha detto...

Sono molto più entusiasta di te :)
Secondo me è un grandissimo film: Virzì è bravissimo a costruire i suoi personaggi (anche io ho adorato il personaggio di Mastandrea, e anche quello della Ferilli non scherza) e a farli interagire in un contesto così surreale e grottesco.
Quello che dici sulla vecchia generazione è vero. Non ci avevo pensato, ma non hai tutti i torti. Però io non ho visto retorica in questo film, anzi. Il finale così apperentemente melenso è un'ultima pugnalata al cuore, un sarcasmo veramente feroce.

Ciao,
Lorenzo