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Spartan di David Mamet

Scott (Val Kilmer) lavora per i servizi segreti americani. Addestra giovani leve come Curtis (Derek Luke) e partecipa ad un programma di protezione di una ragazza, Laura Newton (Kristen Bell), figlia di un candidato alla casa bianca. La ragazza sparisce improvvisamente, a Scott e Curtis spetta il compito di ritrovarla.
Come in Hollywood Vermont (State and main) ci sono gli stessi protagonisti pronti a tutto pur di raggiungere il loro scopo. Se nel primo caso però a contendersi con tutte le loro forze questo primato sull’altro c’erano il mondo del cinema contro il mondo piccolo borghese, provinciale, in questo film del 2004 invece ci troviamo di fronte a due fazioni meno distinguibili perché appartenenti allo stesso ambiente. A tradirsi qui, a differenza di Hollywood Vermont, sono i membri di una stessa comunità, sono persone che solo apparentemente seguono uno scopo comune. In entrambi i casi ne esce comunque un ritratto dell'umanità poco rassicurante. Spartan è un film di spionaggio politico che contiene più argomenti di quanto sembra, in cui l'ironia è quasi del tutto assente. Molti i temi trattati e i colpi di scena. Tra le cose più azzeccate c’è il personaggio di Scott, un uomo che fa quello che gli dicono, uno strumento, obbedisce (per amor di patria?) e non si lamenta, è uno tutto di un pezzo che ha sempre la situazione sotto controllo, un ex marines, eppure non lo diresti cattivo di animo o senza principi, lo capisci soprattutto da come prende a cuore la vicenda della giovane Laura Newton e anche dal suo rapporto con il giovane Curtis, che fra l'altro è nero. Ed è proprio questo il suo problema, forse ha troppa fiducia nei suoi superiori (William H. Macy e Clark Gregg nuovamente con David Mamet dopo Hollywood Vermont) e quindi negli uomini, forse è troppo ingenuo e un po' come per lo sceneggiatore Joseph Turner White anche lui a un certo punto apre gli occhi e deve scegliere.
Spartan è molto più di quanto abbiamo detto qui, è un film complesso e multistrato dalla regia asciutta, senza orpelli. Più complesso, impegnato e impegnativo di Hollywood Vermont.

Musiche – Mark Isham
Fotografia – Juan Ruiz Anchia
Costumi – Shay Cunliffe
Scenografie – Gemma Jackson
Montaggio – Barbara Tullivan

Intanto al Tribeca Film Festival di quest’anno sarà presentato il suo ultimo film, Redbelt.

4 commenti

AmosGitai ha detto...

Non lo reputo così complesso, anche se direi che non mi è dispiaciuto.

Roberto Fusco Junior ha detto...

La trama è piuttosto articolata, il personaggio di Kilmer è complicato, sfaccettato. Il tema del film, la trama, mi sembrano poi il classico pretesto per parlare in fondo di altro, di umanità molto più in generale di quanto possa sambrare. A un certo punto capisci che non si sta parlando in senso stretto di servizi segreti, ma più in generale di America, e ancora più in generale di occidente. Ne esce fuori una umanità crontaddittoria.
Se non hai visto Hollywood Vermont fallo perché anche lì il discorso è simile anche se si tratta di una commedia.

Luciano ha detto...

Interessante. Cercherò di recuperarlo. Grazie.

Roberto Fusco Junior ha detto...

Luciano, è un film per certi versi anomalo. Vedilo e fammi sapere.