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Grindhouse: Planet terror di Robert Rodriguez

La storia di Planet Terror la conosciamo già tutti da tempo: una storia di zombies dove l'eroina ha una mitragliatrice al posto di una gamba. È inutile andarlo a vedere se in un film del terrore si cercano oltre al sangue, gli spaventi e l'azione anche qualcosa di più profondo e metaforico. Gli zombies di Robert Rodriguez non sono quelli di George A. Romero.
Innanzitutto Romero ha sempre "tralasciato" nella sua saga di dare una spiegazione sull'origine della diffusione dei morti viventi. Sono lì. Fatta qualche rara eccezione tutti gli altri film sugli zombies, usciti dopo La notte dei morti viventi, per distinguersi dal filone romeriano hanno sempre giustificato in qualche modo il contagio dando la maggior parte delle volte la colpa ai militari o agli scienziati come ne Il ritorno dei morti viventi, nel più o meno recente 28 giorni dopo o come nel caso di Planet Terror.
Gli ingredienti di questa pellicola sono gli stessi che abbiamo trovato in A prova di morte. Sono componenti cari a tanti film violenti a basso costo (non solo horror) vecchi anche di una trentina di anni: sangue, azione, mostri, humor nero di basso livello, sesso e nudità.
Che è come se Quentin Tarantino e Robert Rodriguez avessero detto: con la scusa di fare un omaggio a un tipo di cinema che ci piaceva quando eravamo giovani, giriamo un film ciascuno in quattro e quattr'otto senza sforzarci troppo né a scriverlo né a girarlo. Ci divertiamo, perché amiamo il nostro mestiere, e vediamo che succede.

Planet Terror, non so se si è capito, non è il quarto potere dell'horror ma si lascia vedere e diverte. La sceneggiatura scritta da Rodriguez calca la mano sulle battutacce spesso macabre e sulle citazioni filmiche omaggiando anche l'amico Quentin e il suo osannato Kill Bill. Amico Quentin che nel film interpreta un militare cattivo.
Se in A prova di morte si parlava di un serial killer che trova pane per i suoi denti, qui le forze in gioco sono gli zombies contro gli umani. Invece di scegliere, come nei film di Romero, una storia in cui c'è un piccolo gruppo di umani che trova rifugio (o che lo ha già) da qualche parte, Rodriguez sceglie una storia più tendente al corale. L'omaggio a Romero lo fa mettendo nel cast degli attori Tom Savini e nell'assedio che a un certo punto arriva. Il grande makeup artist (e stuntman) per tanti film di Romero. Oramai solo attore e non più effettista. Nel ruolo del protagonista Wray c'è Freddy Rodriguez visto quest'anno anche in Bobby di Emilio Estevez. In quello di un medico sadico e geloso c'è Josh Brolin interprete di Non è un paese per vecchi.

Questo film senza infamia e senza lode sarebbe stato ancora più a posto se non avessi notato un particolare circa Cherry (Rose McGowan) e la sua gamba-mitragliatrice: quando la usa per sparare non preme mai il grilletto. Forse mi sfugge qualcosa? È forse un'arma che si aziona con il pensiero? Lei, per carità, spara cazzuta e adora dire cazzo, ma come faccia a far funzionare la cazzo di mitragliatrice non si sa. Un filo sottilisimo che tira lei? Spara qualcun'altro al posto suo? L'uomo invisibile?

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