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Pink flamingos di John Waters

Stupro, assassinio, cannibalismo, incesto, masturbazione, sodomia, defecazione, fellatio, bestialità, castrazione, esibizionismo, coprofagia, travestitismo, feticismo, kitch, questo e altro ancora per scioccare borghesi e cattolici. Pink flamingos (1972) le tenta proprio tutte. Il regista del film è John Waters proveniente da Baltimore, città tra le più cattoliche degli States. L'attore protagonista è Glenn Milstead meglio conosciuto come Divine. Insieme avevano già girato qualche film come Eat your make-up (1968), Mondo Trasho (1969) e Multiple Maniacs (1970). Divine non è però che uno tra i tanti personaggi assurdi che ci sono nella pellicola. Edith Massey interpreta Edie la mamma ritardata di Divine fissata per le uova e rinchiusa tutto il tempo in un box per bambini; Mink Stole e David Lochary interpretano i cattivi del film, i terribili coniugi Marble rivali della famiglia di Divine. Tutti amici del regista diventati attori un po' per gioco un po' per scommessa. Stesso discorso per il truccatore e costumista Van Smith. Waters non si limita a scioccare mostrando in tutto il loro splendore argomenti tabù. Il suo discorso dissacratorio e innovativo colpisce anche i generi cinematografici stessi, primo fra tutti la commedia che prende una piega parodica e surreale. La commedia nel suo essere esagerata è però anche satirica nei confronti della società che bersaglia. Genere di riferimento nel film è anche il porno con la scena in cui Divine pratica una fellatio al figlio Crakers (Danny Mills) come segno di riconoscenza per essere stato bravo. Se nel porno la sua fonte d'ispirazione è Russ Meyer (definito da Waters l'Ejzenstein del porno), per quella sanguinolenta non può che esserci il pioniere del gore Herschell Gordon Lewis. Una trovata usata per un film di Lewis, quella di distribuire sacchetti per il vomito all'ingresso della sala, fu riutilizzata da Waters per Pink flamingos. Questi due generi, sangue e sesso, vengono mischiati per formare una ricetta che nessuno è riuscito a ripetere. Il film in questione dunque, ma più in generale tutta la prima parte della filmografia del regista, non può appartenere solamente a un genere, non può essere salvaguardato da nessuno perché offende tutti, il che lo rende unico e quindi paradossalmente inattaccabile. Waters viveva di pane e controcultura americana. Adorava i registi Mike e George Kuchar autori negli anni '60 di tante parodie dei melodrammi americani di Duoglas Sirk e Cecil B. DeMille. Ammirava anche Kenneth Anger, William Castle e un certo Andy Warhol, oltre ai già citati Meyer e Lewis. Insomma soprattutto film di serie B, ma anche il nostro Federico Fellini (da ragazzo quando prendeva qualche acido vedeva i suoi film per amplificare l'effetto della droga). Da non dimenticare è la passione del regista per il rock and roll che qui fa da colonna sonora e che più in là diventerà ancora più protagonista con i musical Hairspray (Grasso è bello) e Cry Baby. Sono state tutte queste influenza a portarlo a creare la strada lurida e puzzolente del trash. Waters si diverte a farti vedere il contenuto del cassonetto dell’immondizia rimestando fino al fondo. Giocato tutto sulle provocazioni il film ha una struttura narrativa esile perché le varie scenette che si susseguono non si legano necessariamente l'una all'altra. Non contribuiscono sempre allo sviluppo della storia, portano solo avanti l'obiettivo dell'autore di delineare una estetica dell’orrido. Pink flamingos è girato nel 1972 anno di guerra in Vietnam e di controcultura hippy. Nonostante il film in 35 anni sia diventato un cult in tutto il mondo è ancora inedito in Italia. Chi sa perché? (domanda retorica).

1 commento

Zonekiller ha detto...

Grande! Sento molte affinità elettive...complimenti...
www.scaglie.blogspot.com