Breaking News

La casa di Sam Raimi

Parliamo di esordi cinematografici: Orson Welles diresse Quarto Potere nel 1941 che aveva 26 anni. Nessuno degli altri esordi che dirò in seguito ha avuto lo stesso impatto sulla storia del cinema. Ciò non toglie però anche altri esordi da non buttare: come per esempio quello Quentin Tarantino che girò Reservoir Dogs a 29 anni. Peter Jackson esordì a 26 anni con Bad Taste Dario Argento a 30 anni con L'uccello dalle piume di cristallo. Mathieu Kassovitz a 26 con Métisse Ci sono poi gli esordi che avvengono per puro caso: chiedete a Claude Chabrol e a Marco Bellocchio. Bene, questi esempi riguardano registi tutt'ora in circolazione. Un altro esordio su cui vorrei spendere due parole è quello di Richard Stanley a 25 anni per Hardware (1990), un ottimo film di fantascienza. Solo che il destino per lui è stato bastardo: dopo quel film e un altro di due anni dopo (Dust Devil da noi Demoniaca se non erro) gira un musical Brave nel 1994, due anni dopo sceneggia e dirige un adattamento de L'isola del dottor Moreau ma viene licenziato a riprese iniziate. Da quel momento in poi inizia a girare documentari per sparire praticamente nel nulla, ma sta per tornare con il thriller Vacation. Tra gli esordi più sorprendenti della storia del cinema c'è senza dubbio quello di Sam Raimi il quale fino al 1981 lavorò a Evil Dead, da noi La Casa (inizialmente si intitolava Book of the dead il nome lo cambierà Irvin Shapiro) che di anni ne aveva 22. Cosa poteva spingere un gruppo di ragazzi di quell'età a intraprendere l'impresa di girare un lungometraggio in 16mm? L'incoscienza è la prima parola che mi viene in mente. L'incoscienza tipica di chi comunque sa il fatto suo. Di chi è sicuro delle proprie capacità. Come Bruce Campbell il quale interpreta da protagonista e coproduce la pellicola e dopo quel film studierà recitazione e mimo per diventare uno degli attori più bravi in circolazione (vedere per credere Bubba Ho-Tep) ma, e mi dispiace tanto, anche uno dei più sconosciuti. Per racimolare i soldi per il film Raimi chiede aiuto a chiunque. Cosa poteva spingere un ragazzo di quell'età a racimolare soldi a destra e a manca (indebitandosi) se non la passione per il cinema? Volere è potere. Infatti trova i soldi. Ci mette quattro anni per concludere il film. Inventa la Shakycam con la quale insieme all’operatore Tim Philo sperimenta nuovi movimenti di macchina che anche i fratelli Joel e Ethan Coen, loro amici, riutilizzeranno nei loro primi film soprattutto in Arizona Junior. Sam Raimi scrive e dirige, Rob Tapert produce, Tom Sullivan al trucco e effetti speciali, Joseph LoDuca alle musiche, Mel Zelmiker agli effetti sonori, Bart Pierce agli effetti ottici, Steve Frankel agli effetti speciali meccanici e infine Edna Routh Paul al montaggio assistita da Joel Coen. L'idea del terrore che ha Raimi è da sfida: spingere al massimo violenza, sangue e sbudellamenti (il pubblico in quegli anni iniziava ad abituarsi a queste cose grazie a film come L'ultima casa a sinistra, Le colline hanno gli occhi, Halloween, Venerdì 13), ma mischiarli con altri ingredienti come il grottesco. Nel 1985 alla domanda di Luciano Riotta de Il Manifesto perché sei attratto dall'horror Raimi rispondeva: «Voglio un immediato riscontro dal pubblico. Quando la sala reagisce so che questo è cinema. L'horror è il mezzo più semplice per arrivare a questo effetto. Quando ho visto Suspiria a Detroit, il pubblico era impazzito. Volavano pop-corn, è successo di tutto. Questo è cinema. Quando ho fatto La Casa ci eravamo indebitati fino al collo, bussando di porta in porta, per chiedere prestiti. Il genere horror era quello che più facilmente ci avrebbe ridato il denaro».

La storia dal sapore Lovecraftiano si racconta in due righe. Cinque ragazzi in vacanza risvegliano le forze del male ed uno ad uno si trasformano in mostri. È chiaro che con una trama così semplice ci si può sbizzarrire come si vuole, non solo con gli effetti sanguinolenti (tutti artigianali compresa la sequenza finale in stop motion), ma soprattutto mettendo la cinepresa nei posti più impensabili, costruendo movimenti di macchina vertiginosi con la Shakycam. È questa la forza del film: le soggettive del mostro che non vediamo mai; le riprese particolari quando la macchina da presa è raramente ferma; le lunghe inquadrature in cui la cinepresa si alza, si abbassa, si avvita, si gira sorprendendoci sempre per come ci mostra le cose. In una parola l'estro di Sam Raimi. P. S. Per uno che adesso è fresco di successo con il terzo Spider Man ricordare i propri esordi deve essere davvero uno spasso.

Nella foto Sam Raimi (nel cerchio) durante una pausa di lavorazione del cult La Casa.

2 commenti

Weltall ha detto...

La Casa è un film che adoro!!!
E Bruce Campbell??? Quanto è bravo quest'uomo!!! E' un peccato che non abbia lavorato quanto avrebbe dovuto.
Anche i cameo che ha fatto nei tre Spider-Man sono fantastici ^___^

Mr. Hamlin ha detto...

Recensione interessante e accuratissima, complimenti!

Dissento solo in merito alle capacità recitative di Campbell: indubbiamente un buon attore, ma da li ad esser uno dei migliori ce ne corre... Secondo me almeno.

Riguardo Raimi sono contento che abbia raggiunto il meritato successo, ma di contro mi spiace che blockbuster come "Spiderman" lo abbiano allontanato (per sempre?) da film come questo e come "Darkman".