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L'umanoide di Aldo Lado

Un personaggio cattivo (Ivan Rassimov): uno scienziato pazzo (Arthur Kennedy), assoldato per mantenere giovane la sua fedele compagna (Barbara Bach, attraverso un marchingegno simile alla Vergine di Norimberga) e per creare un esercito di superuomini (dall'esposizione alle radiazioni di un elemento naturale unico in tutto l'universo) con il quale conquistare la galassia non prima però di aver eliminato il fratello responsabile del suo esilio.

Le cose però non vanno secondo i piani. L'umanoide (Richard Kiel) che dovrebbe uccidere Barbara Gibson (Corinne Clery), responsabile di aver rinchiuso lo scienziato in un manicomio, viene fermato da Tom Tom (Marco Yeh), un bambino alieno dai poteri psichici incredibili che riesce a farselo amico. Con un alleato così impedire adesso la morte del Grande Fratello (Massimo Serato) e di Barbara diventa un gioco da ragazzi.

Aldo Lado, il regista dell'incredibile La corta notte delle bambole di vetro, con L'umanoide abbandona i territori dello spavento, cambia nome in George B. Lewis e gira un film che ha più di qualche rimando a Guerre stellari: a partire dalle ambientazioni desertiche e al design delle astronavi, per non parlare dei personaggi e in particolare dei loro ruoli drammaturgici, del loro look molto ma molto Leila o Darth Vader, bianco da una parte per i buoni, nero dall'altra per i cattivi.

Mettiamo però una cosa in chiaro. Non vogliamo sparare sulla Croce Rossa, non vogliamo far intendere che il film è da buttare nel cesso perché scopiazzava il film di Lucas senza troppi complimenti (vedi anche i laser delle armi, i robot domestici amici fedeli dell'uomo). Al contrario questo è il suo primo punto a favore perché il coraggio di un azzardo simile va premiato per principio. L'umanoide poi prova a metterci del suo, si ispira ai personaggi e alle atmosfere di Guerre Stellari per tentare di allontanarsene in qualche modo, insomma non è un suo film fotocopia. È ben girato da Lado (coadiuvato da Enzo G. Castellari nella seconda unità), e poi ci sono gli effetti di makeup di Giannetto De Rossi, la supervisione agli effetti speciali di Antonio Margheriti, le musiche di Ennio Morricone, la fotografia di Silvano Ippoliti (ha lavorato con Steno, Lucio Fulci, Luigi Magni, Tinto Brass, Sergio e Bruno Corbucci, Enzo Barboni, Pasquale Festa Campanile), le scenografie di Enzo Bulgarelli e Giacomo Calò Carducci. Con dei nomi simili si può pretendere di più ma far uscire un brutto film era veramente impossibile.

5 commenti

Zonekiller ha detto...

lo vedevo in TV da ragazzino...con Star Crash, Alien 2 sulla terra e Bronx Warriors un cult della serie B italiana di quel periodo!

Roberto Fusco Junior ha detto...

Sulla fantascienza italiana si dovrebbe scrivere di più.

Stefano Nicoletti ha detto...

L'ho visto lo scorso anno e mi ha fatto pensare che oggi non si scopiazza più così e il cinema italiano ne risente, perchè insieme alle scopiazzature c'era della sana creatività artigianale (visti i pochi mezzi a disposizione).

arwenlynch ha detto...

un film davvero notevole, secondo me è l'opera più matura di Nolan, Il suo miglior film ho fatto anch'io la recensione dacci un'occhiata ^^

http://lafabricadeisogni.blogspot.com/2010/10/inception.html

Roberto Fusco Junior ha detto...

Stefano, è vero, non era un semplice scopiazzamento. Non sempre.
arwenlynch, uno dei suoi migliori lavori. Tutti i film di Nolan sono belli.