Breaking News

I bei tempi in cui John Waters e la sua banda vennero arrestati per «cospirazione al fine di commettere atti osceni»

Mondo Trasho fu il mio primo lungometraggio. Mio padre mi prestò i 2000 dollari per coprirne il budget e Pete Garey dei Qualità Film Labs di Baltimora passò del tempo a insegnarmi le tecniche di base per fare un film. Questa volta volevo fare del trash vero e sapevo che Divine sarebbe stata la star perfetta. Entrambi adoravamo Jayne Mansfield e dato che Divine stava diventando molto pesante convenimmo che poteva interpretare la caricatura perfetta di una bionda bomba sexy. Disegnai i suoi pantaloni alla Capri e il suo top prendisole dorati e gli comprai un paio di scarpe dorate col tacco alto 15 centimetri da Frederick’s of Hollywood. Alla fine delle riprese l’intero completo era diventato piuttosto puzzolente. Il sarto che aveva fatto il costume non era tanto bravo, così i pantaloni alla Capri di Divine non furono mai abbastanza aderenti. Lo si può vedere farsi in quattro per tirarsi su i pantaloni per tutto il film. David Lochary fu responsabile della capigliatura platinata da sciattona di Divine e del trucco pesante che sembrava trasformare Divine in una visione di splendore trash. Lei masticava una gomma, guidava una Cadillac rossa cabriolet del 1959 e faceva un sacco di quei famosi sculettamenti alla Divine. Per la prima volta Divine era veramente divina sullo schermo. Pensai che facesse somigliare Jayne Mansfield a Grace Kelly.
Mondo Trasho era un «film da suburra»: venne girato in vicoli, su marciapiedi, in lavanderie a gettoni e aree deserte attorno a Baltimora. La trama era piuttosto complicata anche se non c’era dialogo, solo una colonna sonora musicale. Una giovane fanatica di moda (Mary Vivian Pearce) lascia la sua casa e incontra un feticista dei piedi (John Leisenring) che le offre un «lavoretto» (succhiare il dito del piede) in un parco del luogo. Quindi viene investita da una grassa bomba sexy (Divine) che è stata distratta dalla guida da un autostoppista (Mark Isherwood) che lei aveva immaginato nudo. Da quel momento in poi la loro giornata diventa una tragedia. Si trovano a essere testimoni di un miracolo in una lavanderia a gettoni, vengono rinchiuse in un istituto psichiatrico a guardare un ballo di tip tap in topless eseguito da una paziente squilibrata (Mink Stole), diventano vittime del Dottor Coat Hanger (David Lochary) e dei suoi terribili esperimenti medici e infine vengono ferite in un accoltellamento, semplicemente per morire lentamente in un vero e proprio porcile.
A metà delle riprese venimmo arrestati per «cospirazione al fine di commettere atti osceni». Avevo deciso di girare la scena dell’autostoppista nudo al campus della Johns Hopkins University una domenica mattina presto perché sembrava di essere in campagna e avevo pensato che nessuno ci avrebbe seccato. Bonnie aveva appena finito una scena in cui barcollava per la boscaglia con indosso i suoi pantaloncini di raso cortissimi e dai tacchi alti quindici centimetri. David aspettava completamente travestito da donna dietro la ruota della cabriolet Eldorado rossa del 1959 che avevo affittato per la scena da una coppia apprensiva. David ritoccò il make-up di Divine mentre Mink aspettava nella mia macchina che finissimo la scena. Mark si tolse i vestiti di dosso in mezzo al gelo e iniziò a fare l’autostop.
Le macchine da presa partirono, Bonnie venne fuori dal bosco e si diresse verso la strada; Divine passava di là con la macchina, si girava due volte quando vedeva l’autostoppista nudo e si fermava di colpo con uno stridore di gomme, quindi faceva marcia indietro e «investiva» Bonnie. Facemmo un paio di riprese per cercare di farlo sembrare vero. Improvvisamente un poliziotto del campus infuriato piombò di fronte alle macchine da presa e iniziò a gridare, minacciando d’arrestarci. Mark si mise in fretta l’accappatoio ma lo sbirro continuava a scoprirlo urlando: «Che cos’hai là sotto?» Decidemmo di scappare e ci ammassammo sulla Cadillac cabriolet e sulla mia macchina, cercando di battere in ritirata. Lo sbirro stava ancora agitando le braccia e urlando mentre i due carichi di attori tesi sgommavano.
Dato che sapevamo che questo sbirro aveva chiamato la polizia municipale scaricammo immediatamente Divine in un nascondiglio e il resto di noi cercò di restituire la Cadillac ormai riconoscibile ai suoi proprietari prima che scoprissero i casino. Sfortunatamente è difficile non dare nell’occhio su una Cadillac cabriolet Eldorado rossa del ’59 e un poliziotto municipale ci avvistò, accese la sirena e ci fece accostare, molto appropriatamente, davanti al Rex Theater, la sala a luci rosse della città. Prese tutti i nostri nomi e indirizzi ma arrestò solo Mark Isherwood dato che aveva una descrizione dell’attore nudo. Noi risalimmo in macchina e ritornammo di corsa al mio appartamento. Pagai un garante per la cauzione per fare uscire Mark di prigione e David Lochary chiamò la Hopkins perché facessero cadere le accuse. Dato che David poteva diventare molto irascibile quando era agitato riuscì solo a rendere ulteriormente ostile il direttore della Hopkins e fece saltare completamente ogni possibilità di un accordo. Incollerito per l’«atteggiamento sprezzante» del direttore, David chiamò tutti i quotidiani e avvertì la stampa dell’incidente.
Prima che potessimo persino vedere i giornali del giorno dopo, squadre di volanti piene di sbirri entusiasti arrivarono a casa di ognuno di noi e ci arrestarono per cospirazione. Fortunatamente, mentre i poliziotti guardavano da un’altra parte prima di ammanettarmi riuscii a sbarazzarmi di un pezzo enorme di hascisc che avevo in tasca.

Tratto da: John Waters, Shock, Lindau.

5 commenti

gegio ha detto...

Ma da dove tiri fuori tutti sti titoli??!?!!?!? Sei l'esempio calzante di cinefilo!!!
Il Torneo dei film ripropone alcuni dei film che hai già votato, quelli che hanno superato la prima fase. Puoi votarli qui:
http://spreadsheets.google.com/viewform?hl=it&formkey=cDhtazMwUm1KaUExcTlldndCOUJJV1E6MA..

brunez ha detto...

hai letto anche tu l'autobiografia di John Waters? ;)

Roberto Fusco Junior ha detto...

Gegio,propongo cose che ritengo interessanti o avviso di non guardare altre cose.
Adesso mi affaccio da te.
Brunez, accipicchia la prima volta una decina di anni fa. Comprai il libro alla mostra del cinema di Venezia. Altri tempi...

brunez ha detto...

io me lo son fatto regalare per il mio compleanno a gennaio. peccato però che arrivi solo a "Desperate living", ci vorrebbe una seconda parte che autobiografizzi la seconda parte della carriera/vita di Waters, dato che sono anche cambiate moltissime cose dopo "Polyester"...

Roberto Fusco Junior ha detto...

Infatti la seconda parte si potrebbe chiamare, che ne so, Un'altra vita.
Lunga vita a John Waters!!
Anzi lunghe vite!