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Violazioni di domicilio e assedi nel cinema

Nessun luogo è sicuro. Siamo in vacanza, ci perdiamo, e la famiglia che vive da quelle parti ci prende in antipatia. Mandiamo un messaggio nello spazio e chi lo legge interpreta male. Risvegliamo il diavolo che arriva fino negli Stati Uniti per invadere il corpo di una ragazzina. Nessun luogo è sicuro. Perché in ogni luogo c'è un nemico, anche in quelli ultraterreni. In casa Regan non era al sicuro perché il maligno arriva dove vuole. Ma il maligno può essere ancora più ingannevole. Invece di entrare di nascosto come con Regan, può bussare alla porta di casa tua. Raccontarti di un incidente ed entrare ad esercitare la sua amata ultraviolenza. Alex (Malcolm McDowell), il protagonista di Arancia meccanica (1971) di Stanley Kubrick (tratto dal romanzo di Anthony Burgess del 1962), ragazzo di buona famiglia, ha scelto liberamente il male, la violenza. E si diverte. Ma non tutti reagiscono come lo scrittore e sua moglie, o come la signora dei gatti. Il nome Dadiv Sumner non vi dice niente?



Quando la violazione di domicilio non riesce ha inizio l'assedio. Cane di paglia (titolo originale Straw dogs) del 1971, lo stesso anno di Arancia meccanica, è il primo film di Sam Peckinpah ad uscire dal genere western. Con questo film si vuol tirare fuori l'animalità presente in ognuno di noi perché solo così si diventa finalmente umani. "David invade il territorio riservato di un gruppo ostile di simili", diceva Valerio Caprara nel suo libro su Peckinpah pubblicato da Il Castoro, il quale risponde con un assedio (cioè con un'altra invasione, come a dire "occhio per occhio dente per dente") alla sua villa. L'episodio è per David Sumner (Dustin Hoffman) il detonatore in grado di risvegliare in lui l'istinto animalesco di sopravvivenza, per quanto questa sia in pericolo. È l'istinto animalesco che lo porta a difendere il proprio territorio. Il gruppo che attacca la sua abitazione (tra di loro ci sono anche i due stupratori, ma lui non lo sa, della moglie Amy: Charlie interpretato da Del Henney e Norman recitato da Ken Hutchison) vuole solo in consegna lo scemo del villaggio Henry (David Warner) responsabile di aver ucciso, seppur accidentalmente, la giovane Janice (Sally Thomsett). Quindi non si tratta solo di difesa del proprio territorio, ma anche di una questione morale: se consegnasse Henry agli scatenati (che hanno già iniziato a tirare pietre alle finestre) questi lo picchierebbero a morte. Con questo film dunque si vuole mostrare la trasformazione di un uomo mite che liberandosi del conformismo in maniera violenta non sarà più lo stesso. In un certo senso questa cosa lo fa diventare più uomo, più autoritario, più carismatico: Amy (Susan George), la giovane moglie con qualche responsabilità in questa faccenda, comandata da David uccide l'ultimo degli assalitori. La mascolinità di David adesso c'è.



Il film che probabilmente trasmette meglio il senso tipico di isolamento dovuto ad un assedio è La notte dei morti viventi (1968), esordio low-low budget di George A. Romero. I sette protagonisti rinchiusi in casa non sanno niente di niente su quanto sta accadendo. Non sanno il perché delle aggressioni, non sanno se sono un fenomeno isolato o diffuso. Solo la radio e la televisione che trovano nell'abitazione gli daranno delle risposte. Sono questi due mezzi di comunicazione i loro unici contatti con il mondo esterno. Il telefono non funziona e non è da escludere che siano stati gli assalitori ad isolarlo, come accade in Cane di paglia. Romero non ha mai descritto i suoi morti viventi come dei perfetti imbecilli, anzi se si pensa alla sua personalissima saga nel suo insieme è evidente come la loro intelligenza si evolva. Già in questo film, per esempio, il primo zombi usa un sasso per spaccare il vetro dell'automobile dove si è rifugiata la protagonista femminile (Judith O'Dea). Pochi sono i vantaggi: la loro lentezza (molti anni dopo questo cliché sarà abbattuto da altri), la loro scarsa forza, e un'intelligenza non certo brillante ma comunque, ripetiamo, non del tutto assente. Lo svantaggio più grosso è dato dalla loro tenacia e dal fatto che col passare del tempo aumentano di numero. Tenteranno in tutti i modi di entrare in casa e a poco serviranno espedienti come quello di spaventarli con il fuoco. La casa in questo film non è vista come un luogo di rifugio, è una trappola che imprigiona e che ci condanna a morire, una costruzione per niente sicura che fa gola ai morti viventi perché abitata dai vivi. A nulla servono le tavole di legno per rinforzare porte e finestre: la loro determinazione animale basta per dar filo da torcere. I personaggi rifugiati, infine, essendo loro malgrado vittime/protagonisti dell'ennesimo errore umano lottano per mantenersi vivi, combattono con e contro tutte le loro forze/debolezze fisiche ed emotive, ma i loro sforzi non vedranno risultati, non riusciranno a vedere l'alba. L'elemento debole del gruppo, rimasta per tutto il tempo pressoché imbambolata, troverà il coraggio di bloccare l'assedio quando sarà troppo tardi; il protagonista (Duane Jones) morirà proprio alla fine per un altro errore umano; eppure l'umanità è salva. I sette protagonisti di questa storia sono dunque anonime persone sacrificabili pur di rimediare all'errore dei potenti.



Continuiamo a parlare di case e di persone o esseri che vi entrano senza autorizzazione e prendiamo in esame questa volta il film più tenebroso di Alfred Hitchcock: Psycho. C'è un'idea contenuta nel bellissimo saggio di Raymond Bellour intitolato Psicosi, nevrosi, perversione che vede i due omicidi del film, più il tentato omicidio finale, come una risposta alle violazioni di domicilio di Marion (Janet Leigh), Arbogast (Martin Balsam), Sam e Lila (John Gavin e Vera Miles). La prima violazione è la meno evidente: Norman (Anthony Perkins) invita Marion a salire a casa sua e la madre per questo lo rimprovera. Nessuno può entrare in casa loro, soprattutto una donna, precisa la madre. Nessuno può vedere la madre che vive in casa, perché malata di nervi. Sarà infatti la madre a scendere dalla casa per uccidere Marion nella sua stanza d'albergo. Il detective Arbogast e Lila entrano in casa perché capiscono che lì c'è la soluzione del mistero. Il primo va lì per parlare con la figura che ha visto dietro le tende di una delle finestre; Lila, che sa che la signora Bates è morta da tempo, vi si reca per cercare qualche traccia della sorella Marion mentre Sam distrae Norman. Anche loro saranno attaccati dalla madre di Norman. Forse Psycho (1960 tratto dal romanzo di Robert Bloch uscito l'anno prima del film) è il vero capolavoro di Hitchcock. Tutto è perfetto. La prima parte inganna mostrandoci la storia di un furto da parte di una ragazza che morendo non fa altro che sostituirsi a Norman (questo molto in sintesi il senso del saggio di Bellour). Le musiche di Bernard Hermann composte solo per strumenti ad arco sono arcinote, ma solo nel film assumono un tono decisamente cupo. La casa dove vivono Norman e sua madre è protagonista tanto quanto Norman stesso. Già dai titoli iniziali con le singole lettere che si dividono andando in direzioni diverse si capisce che il tema del film è lo sdoppiamento della personalità. Col senno di poi, certo.

10 commenti

Lilith ha detto...

Bellissimo excursus nel maligno.

Come era emerso dal post che avevo scritto sui migliori cattivi del cinema, esistono vari modi di esser malvagi:
- La malattia mentale (il caso di Norman Bates) è uno dei più frequenti (vedi anche Misery non deve morire).
- E poi c'è la cattiveria per reazione. Il cattivo è un cattivo/vittima nel senso che lo diventa suo malgrado a causa della società, del suo vissuto, da forze estranee e sovrannaturali, etc. (Jack Torrance di Shining, per esempio è vittima dell'influsso di un luogo).
- Ma i più belli sono i cattivi per scelta e qui arriviamo ad Arancia Meccanica che sfodera uno dei cattivi più assoluti della storia del cinema. :)

Iohannes ha detto...

Non c'è zona assediata che resista: nell'horror DEVE cedere agli invasori, e la pellicola si tingerà di rosso ;)

E poi spesso l'invasione è necessaria per motivi puramente ideologici: la pellicola così è spesso anche al servizio di un messaggio più "alto" e non puramente audiovisivo...

Ciao!

Luciano ha detto...

Bellissimo excursus sull’invasione del male. Il male è contagioso colpisce per assimilare le ex-vittime che diventano a loro volta carnefici. In Arancia meccanica il signor Alexander, dopo la violenza subita, assolda una guardia del corpo. In Cane di paglia David Sumner si mette sullo stesso piano degli aggressori, anche se per difendere uno psicolabile (e pur avendo subito una violenza senza saperlo), gli zombie vengono eliminati per difesa, ma c’è una reazione e se muori diventi zombie. In Psyco invece la vittima viene colpita e non ha il tempo di trasformarsi, rimane una potenziale vendicatrice in nuce, in realtà un agnello sacrificale che porta alla ribalta l’innocenza più intima della vittima ignava. Il male penetra nella vita e assolda adepti, invade le immagini, annienta la verginità, la purezza di uno sguardo. Questi film sono grandi proprio perché “l’invasione” è irreversibile. Il Bene non è più un Ente assoluto (non intendo Dio ma la capacità logica del discernimento) che forgia il mondo, ma è la perdita della capacità di credere in un centro di gravità ordinato. E il male diventa un nuovo modo di comprendere l’intimità del bene. Un grandissimo post. Complimenti.

Roberto Fusco Junior ha detto...

Lilith, grazie.
Tra i cattivi per scelta c'è anche l'appassionato di armi da fuoco di Bersagli di Peter Bogdanovich. Se non l'hai visto vedilo. Tra gli attori c'è Boris Karloff che interpreta un attore di film dell'orrore ormai in declino.
Iohannes, d'accordo con te. Se l'inviasione è al servizio di un messaggio più alto, allora il film si fa davvero interessante.
Luciano, hai ragione sono tutti esempi di invasione irreversibile del male come modo nuovo di comprendere il bene. Grazie.

chimy ha detto...

Che splendido post... tutti film indimenticabili.
Bravo davvero...

filippo ha detto...

interessantissimo, complimenti.
Mi verrebbe da citare anche "Distretto 13" di Carpenter...

Roberto Fusco Junior ha detto...

Chimy, grazie di cuore.
Filippo, certo, di Carpenter quello e The Fog sono d'obbligo.
Forse un giorno...

Lilith ha detto...

Non l'ho visto, ma accetto il consiglio! :)

Christian ha detto...

L'argomento del tuo post mi ha ricordato anche "Funny Games" di Haneke... se non altro perché il regista tedesco (autore anche di "Niente da nascondere", altro film di intrusioni) ne sta realizzando il remake americano che dovrebbe uscire a momenti...

Roberto Fusco Junior ha detto...

Lilith, dovrebbe piacerti. Credo che sia il primo film di Bogdanovich.
Christian, Niente da nascondere non l'ho visto, rimedierò. Grazie!