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N (Io e Napoleone) di Paolo Virzì

Paolo Virzì colpisce ancora nel segno dirigendo il suo primo film in costume liberamente tratto dal libro di Ernesto Ferrero intitolato N (Edizione Einaudi). N (Io e Napoleone) è la storia di Martino Papucci, un giovane maestro (Elio Germano. Quo Vadis, baby?, Mio fratello è figlio unico) che all'arrivo di Napoleone sull’Isola d'Elba, mosso da ideali politici, decide di ucciderlo. Per i primi 20-30 minuti Virzì descrive Napoleone, prima del suo arrivo sull'isola, con i pensieri di Martino che lo vede come un traditore dei principi della rivoluzione, come un traditore del popolo, come il carnefice che ha mandato a morire molti giovani. E invece al suo arrivo tutti lo accolgono come se fosse Dio sceso in terra. Martino diventa consulente letterario personale di Napoleone e per tutto il giorno lo segue per annotare ogni sua frase folgorante. «Martino», dice Virzì, «è mosso da sentimenti romantici, sacrificherebbe cioè la sua vita per il bene dell'umanità». Ogni volta che tenta di ucciderlo però, come da pronostico, c'è sempre qualcosa che va storto. C'è sempre la sua guardia del corpo vigile e presente o pronta a spuntargli da dietro quando meno se lo aspetta. Si confida anche con il suo maestro (a lui deve il suo spirito libero) il quale gli risponde a muso duro. In questa situazione un po' estraniante Martino deve comunque portare a termine la sua missione mentre piano piano inizia a conoscere meglio l'uomo dietro la leggenda restandone in qualche modo affascinato.
Il film contiene tutte le caratteristiche del marchio Virzì:
-Una sensazione di agrodolce che aleggia per tutta la durata della pellicola.
-Una certa coralità drammaturgica.
-I soliti bambini pestiferi.
-Quel suo prendere e non prendere sul serio le cose narrate (in un certo senso l’alter ego dell'agrodolce di cui dicevamo prima).
-Dialoghi sempre ben scritti.
-Una critica sociale (tanto per dirne una, magari è colpa di Cornacchione ma a me in certi punti N mi ha fatto pensare a S.B.).
Ottimo cast di attori con Monica Bellucci (che nel film parla per la prima volta il suo dialetto) giusta scelta nel ruolo della baronessa Emilia, amante di Martino (con marito ottantenne...); Valerio Mastandrea e Sabrina Impacciatore nei ruoli del fratello e della sorella di Martino; Francesca Inaudi (Dopo mezzanotte, L'orizzonte degli eventi, La bestia nel cuore, L'uomo perfetto, 4-4-2 il gioco più bello del mondo oltre alla serie Distretto di polizia) in quello di Mirella la serva innamorata di Martino; Massimo Ceccherini nello spassoso ruolo di un corteggiatore della Impacciatore e naturalmente Daniel Auteuil in quello di Napoleone. È un film che vale la pena di vedere soprattutto se l'alternativa è una fiacca serata in TV. Vi divertirà ma vi farà anche riflettere sul potere del fascino e sul fascino delle apparenze.

4 commenti

Mr. Hamlin ha detto...

Altro gran bel film che, purtroppo, non ha avuto il successo meritato perché schiacciato da polemiche che poco o nulla hanno a che fare con il Cinema.

Nella tua recensione hai correttamente segnalato quasi tutti gli interpreti, ma personalmente avrei aggiunto qualche riga per lodare la prova SUPERBA di Omero Antonutti (il vecchio ispiratore di Martino). Il suo monologo prima della fucilazione da solo vale tutto il film. Che, comunque, è ben interpretato e diretto.

claudio ha detto...

un buon film! classico bel film "medio" come si facevano una volta (esempio tanto cinema di Risi) politico e divertente....

Mr. Hamlin ha detto...

Beh... sulla concezione di cinema "medio" potremmo discuterne a lungo, ma di certo (a mio parere, ovviamente) non rientra in questa categoria gran parte del cinema di Risi. Un vero maestro della commedia all'italiana.

Roberto ha detto...

Mr. hamlin, Ho dimenticato Omero Antonutti è vero...Da qualche parte sul sito del film ho trovato il nome di un altro grande attore che ha partecipato al film: Eros Pagni. Peccato che durante la visione non l'abbia riconosciuto e che sul solito imdb.com non sia menzionato nel cast del film.
Claudio e Mr. hamlin, potremmo dire che Risi è stato un maestro di quel cinema medio, nel senso che comunque erano pellicole commerciali, che si esprimeva anche con la commedia all'italiana?
Potremmo parlare semmai della media tra i film medi negli anni '60 e '70 e quelli degli anni '90 e contemporanei. A occhio e croce che conclusione si può dare?