Nightmare di Samuel Bayer

Nell'era dei remake fotocopia anche Nightmare di Samuel Bayer potevano benissimo rispiarmarcelo. Tutto è come nel capolavoro di Wes Craven, solo in poche occasioni prende una strada diversa e sono quelle le uniche che ricordo. L'inseguimento dei genitori inferociti al Kruger violento e pedofilo, utilizzata tra l'altro anche in un trailer del film quindi non proprio inedita, e quella del ragazzo asiatico che davanti alla webcam dichiara di non farcela più a restere sveglio, vero omaggio al film del 1984 perché ad ispirare Craven fu un articolo di un ragazzo di origine asiatica morto durante il sonno dopo giorni di insonnia. Finché prende o tenta di prendere un sentiero inedito il film funziona pure, quando rifà o tenta di rifare le scene dell'originale si dà una martellata sui piedi che gli rimbalza sui coglioni. Al posto di Robert Englund c'è Jack Earle Haley, un attore sconosciuto (ma che lavora dagli anni '70 tra cinema e tv) visto quest'anno anche in Shutter Island di Martin Scorsese, piuttosto convincente (per fortuna del film) nel ruolo del babau. E qui se vogliamo entra in gioco l'ironia della sorte. Fu infatti Johnny Depp ad accompagnare l'amico Haley ad un provino per il Nightmare di Craven, sappiamo poi com'è andata a finire. Per Haley il riscatto è arrivato quasi trent'anni dopo. Peccato che il film sia una ciofeca.

Splice di Vincenzo Natali

Due scienziati, coppia nel lavoro e nella vita, e il loro esperimento. Nuovo, innovativo al punto da essere oltraggioso, il classico passo più lungo della gamba portatore di sciagure, crisi, imprevisti. Frankenstein moderni che non hanno bisogno di profanare tombe per commettere imprudenze. La scienza che rappresentano non è affatto clandestina o fuorilegge, al contrario è pubblica e in pubblico mostra le sue scoperte. Ma questo è un discorso marginale nel film rispetto al suo cuore che risiede nelle conseguenze che la coppia Clive ed Elsa (chiaro riferimento a Colin Clive e Elsa Lanchester) subiscono dalla loro creatura affascinante, oscura, sotto molti punti di vista. Conseguenze da affrontare di varia natura essendo Clive ed Elsa (Adrien Brody e Sarah Polley) coppia, come dicevamo, anche nella vita. Per il resto Splice sa tutto di già visto un po' qua e là. Comunque ci ha provato a dire qualcosa di nuovo. Un prodotto ben realizzato da Vincenzo Natali, e uno dei migliori del suo genere visto negli ultimi anni, il che gli assicura comunque una certa propensione a non invecchiare male, ma anche prevedibile e incapace di prendere il volo per davvero.

Gente, questo è il post n° 400!

Qui ci sono i bozzetti per il personaggio di Dren


Qui sotto invece un brevissimo documentario sugli effetti speciali del film

Non ho sonno di Dario Argento


Non ho sonno rappresenta uno dei punti più bassi della lunga e gloriosa filmografia di Dario Argento. Tutto appare confuso, non ci si appassiona più di tanto. Funziona la fotografia, specialmente in alcune sequenze con gli effetti di Sergio Stivaletti & co. Quello che non funziona, impedendoci di partecipare emotivamente, è la storia, sono la maggior parte dei personaggi abbozzati alla meno peggio. Argento, e questo non è necessariamente un rimprovero, non ha saputo o potuto migliorare più di tanto un copione (suo di Franco Ferrini e Carlo Lucarelli), un'idea, un'idea buona, molto buona, forse poco lavorata sulla carta. Con la regia Argento fa del suo meglio per impedire il disastro, e le sequenze del treno e del teatro dimostrano questa volontà, ma a forza di rattoppi si finisce per vedere solo quelli, o tutto il resto, mai un tutt'uno uniforme che di fatto non c'è *. I salti dalla sedia qui sono assicurati dai colpi di sonno. Col cazzo che Non ho sonno **.

*: prefinale

**: gran finale!

The Box di Richard Kelly

Dopo Drag me to hell un'altra storia in cui il denaro funge da elemento scatenante di una tragedia annunciata. Una semplice scatola con un pulsante che se premuto farà vincere un milione di dollari al prezzo di far morire uno sconosciuto. La coppia a cui viene fatta l'offerta non naviga in acque cattivissime, diciamo che si trova in una via di mezzo tra il baratro e la sicurezza economica. I dubbi che li prendono non durano però molto: decidono per i soldi con tutto quello che ne consegue, pentimento e paranoia. Ma oramai quello che è fatto è fatto, tornare indietro non è possibile e quello che si ha davanti non promette niente di bene. La volontà di salvarsi, perché sinceramente pentiti per l'azione appena fatta, porta entrambi ad un'indagine privata per scoprire chi è lo strano personaggio sfigurato che va in giro ad offrire soldi in cambio di una vita umana. E sarà la doppia indagine a catapultarli al centro di una cospirazione enorme che vede coinvolti tutti i punti di potere che servono.
Il pentimento e la ricerca di una salvezza non vengono però svilippati con uguale passione, anche se sono la conseguenza l'uno dell'altra, privilegiando la paranoia (la ricerca di una via d'uscita perché di fuga si tratta) ai motivi che li hanno portati alla paranoia.

C'è un aria in The box che sa di Hitchcock/De Palma, di Kubrick e Lynch, di fantascienza anni '50 e '60. Da Matheson una storia scritta una quarantina di anni fa eppure ancora incredibilmente attuale che però nelle mani di Richard Kelly si trasforma in qualcosa d'altro che affascina ma al contempo disorienta per alcune uscite di strada non indovinate forse perché troppo presuntuosamente fuori dagli schemi.

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