Parlando di
Lars von Trier mi rendo conto di essere di parte. Lo seguo dai tempi di
Europa. Con quel film mi sono innamorato di lui e da allora non mi ha mai tradito. Per anni
Europa mi è rimasto dentro facendomi tornare in mente, nei momenti più inattesi, alcune immagini. Il suicidio nella vasca da bagno; la morte
sott'acqua del
protagonista, una fine inutile visto che comunque il complotto nazista non avrà successo; l'ebreo (impersonato dallo stesso regista, convinto - nella realtà - di essere ebreo scoprirà di non esserlo ascoltando le parole della madre sul letto di morte) che si vende ai nazisti.
Europa è un lavoro
tecnicamente complicato: continuo è l'uso drammatico dei trasparenti e delle didascalie, di una fotografia che unisce i colori con il bianco e nero. Moltissimi dunque sono i dettagli che riempiono le
inquadrature in formato cinemascope. All'epoca utilizzava qualunque espediente tecnico per ottenere emozioni, anche la voce fuori campo (che in
Europa svolge il compito
fondamentale di parlare al
protagonista e di
scandirgli il tempo). Qualche anno dopo abbandonerà questo manierismo e proverà, con risultati forse addirittura migliori, la
provocazione-scatena emozioni senza ricorrere a nessuna di quelle tecniche particolari. Niente cavalletto né
dolly: solo riprese a spalla, nessuna musica, niente riflettori, nessun ritocco alle immagini girate, nessuna scenografia costruita
appositamente. Solo gli attori e la storia. Anche di questo nuovo modo di fare film si stancherà presto. Sembra anzi che gli dia gusto darsi (e dare) delle regole solo per il gusto di
trasgredirle. Come se insieme alla necessità di provocare emozioni negli spettatori la priorità sia anche di mettere alla prova se stesso come cineasta.
#2 
Con
Antichrist lavora su due personaggi senza nome che fanno sesso mentre il loro figlioletto si getta dalla finestra. I due si recano in un bosco, dove mamma e figlio avevano trascorso l'ultima vacanza, per scacciare le paure e i sensi di colpa di lei, distrutta dal dolore. Il luogo scatenerà in lei cose inaspettate e indicibili.
#3Ancora una volta
Lars von Trier è riuscito a spiazzarmi, ad entrarmi nel subconscio con immagini forti, a giocare
sadicamente e di continuo con immagini forti o colpi di scena, provocando le emozioni più diverse. Con un autore come lui,
inevitabilmente, non si indovina mai il momento preciso in cui la realtà subisce una drastica
trasformazione. L'irrazionale che irrompe nella realtà in
Antichrist scaturisce solo nella mente di Lei (
Charlotte Gainsbourg),
influenzando la psiche di suo marito (
Willem Dafoe), modificando la realtà degli eventi. Sono le sue suggestioni, dovute anche ai suoi studi sulle torture subite dalle donne nel corso dei secoli, unite al suo dolore per la perdita del figlio a scatenare in Lei la follia con effetti
imprevedibili.
Fondamentale nel film è la
componenete sessuale: se non avessero perso
Nick durante un rapporto sessuale la loro storia avrebbe sicuramente degli sviluppi diversi. Il sesso è visto da lei come una piacevole
fustigazione, come una delle cause che gli ha fatto perdere il figlio. Vuole
esorcizzarlo, usarlo come valvola do sfogo. La donna, come accade spesso nel suo cinema, è un'altra volta al centro della vicenda. Ancora una volta sono i sentimenti a
condizionare la
protagonista, a farle assumere il ruolo della martire. Ancora una volta ad
influenzarla è la suggestione religiosa.
#4
Antichrist ci mostra una natura ostile, invadente, isolante. Sembra quasi di assistere ad un remake di
Evil Dead con la casa isolata in cui oscure forze sembrano possedere gli abitanti. La suggestione del posto, un bosco chiamato Eden, ottiene l'effetto domino di contagiare Lei, giovane
laurenda in lettere, Lui, avviato terapista, e noi spettatori. È la suggestione a farci credere, e a farlo credere all'uomo, che la natura si sia alleata con la donna. Sono certe sue frasi (senza senso?) come -La natura è la chiesa di Satana-, è il corvo che gracchiando fa scoprirle il buco nel terreno dove Lui si nasconde da Lei, è la volpe che gli dice -Il caos regna -. La natura in realtà non parteggia per Lei, non si
opponerà a Lui nel finale. Eden è il luogo che
materializza le paure, una nuova e diversa versione di quella particolare zona già raccontata in
Stalker di
Andrei Tarkovsky, al quale il film è dedicato, o nel
misconosciuto Il Pianeta del terrore. La natura la libera
scatenandole definitivamente la follia che già si era manifestata prima della morte del figlio, tirandole fuori la sua vera natura. La Natura svolge dunque il suo classico ruolo di crudele Madre che fa nascere senza curarsi delle future conseguenze.
#5Con
Lars von Trier va a finire sempre così, si potrebbe andare avanti ancora molto. Da grande autore qual'è sono sempre moltissimi i temi contenuti nelle sue pellicole. Tutti temi
fondamentali e per questo scottanti,
tabu: sesso, religione, famiglia, sentimenti, rapporti con l'altro sesso. Temi che il regista vive male, in modo distorto. Il cinema è il suo mezzo per far uscire pensieri e fobie e farsi terapia.
#6Sceneggiatura -
Lars von TrierFotografia -
Anthony Dod MantleScenografie -
Karl Juliusson,
Tim PannenSpecial
Effects Makeup -
Uta Bucklitsch,
Morten Jacobsen,
Thomas Foldberg,
Johanna Koch,
Nicola Pandel,
Sarah Poeck,
Jorg Runk,
Silke Weiss,
Sarah WirtzVisual Effects -
Peter Hjorth,
Anders Refn (supervisori),
Daniel Nielsen,
Linus LindbalkMontaggio -
Anders Refn,
Asa MossbergSpecial
Thanks -
Jens Albinus