Sid and Nancy di Alex Cox

La vita dei Sex Pistols è durata poco, davvero troppo poco, come tutto il movimento punk. Sid Vicious era l'elemento pazzo all'interno di un gruppo musicale pazzo, dissacratorio, anarchico, contro corrente, ma anche fondamentalmente scarso dal punto di vista musicale. Vicious non sapeva suonare il basso, era sempre troppo fatto di eroina per poter imparare ad usarlo. Si dice che spesso durante i concerti veniva "doppiato"da un bassista (adesso non ricordo il nome, nel film non se ne parla) che rimaneva dietro le quinte. Verosimile come cosa, fa parte della leggenda sul suo conto. Vicious un giorno incontra un' americana strafatta peggio di lui, e scoppia il grande amore. Si sposano mentre il gruppo si scioglie. Precipiteranno sempre di più in un pozzo senza fondo, senza possibilità di risalita. Vicious morirà qualche anno dopo di overdose e vaffanculo.
Sid e Nancy riesce a raccontare quel grande periodo che è stato il punk inglese (e quale altro punk esiste?) in maniera lucida e romantica allo stesso tempo. In alcuni momenti sembra di assistere quasi a un documentario molto freddo, poi, improvvisi, arrivano momenti coinvolgenti nei quali quel periodo viene guardato con rispetto e nostalgia. Più che la storia di un gruppo, come si capisce anche dal titolo, è la storia di una coppia (certamente famosa all'epoca negli UK) in un contesto che racchiude un gruppo musicale in un particolare periodo storico. L'amore ai tempi del punk doveva essere estremo, la vita doveva esserlo, ogni azione, ogni sentimento, ogni modo di fare e quindi di essere, bisognava sfasciare tutto, a partire da sé stessi. Vicious è l'artista a cui spettava quel ruolo. Altri si sono tirati indietro ritrovando la retta via.
Il film nel finale vuole rendere giustizia alla coppia Sid e Nancy estrapolandola dal contesto storico-musicale che li ha resi celebri, ma che li ha anche rovinati, regalando loro un destino diverso. Uno dei finali (sul genere di Ed Wood) più belli che ho visto di recente.

Sid Vicious - Gary Oldman
Nancy Spungen - Chloe Webb
Prodotto - Eric Fellner
Sceneggiatura - Alex Cox, Abbe Wool
Fotografia e operatore - Roger Deakins
Scenografie - Linda Burbank, J. Rae Fox, Andrew McAlpine, Marcie Dale
Costumi - Catherine Cook
Acconciature - Aaron Glynn
Montaggio - David Martin
Musiche - Joe Strummer, The Pogues, Cure for Rain

XI Festival Nazionale Videopolis


Al via dal 3 al 5 novembre 2009 la XI edizione del Festival Nazionale Videopolis.

C'è tempo fino al prossimo 15 settembre per partecipare alla selezione che ha per tema la rappresentazione dello spazio urbano inteso nella sua dimensione urbanistica, ambientale e culturale.
Possono partecipare al concorso documentari o fiction:
-della durata di massimo 30 minuti,
-realizzati dopo il 31 dicembre 2005,
-che non hanno partecipato alle precedenti edizioni del Festival,
-realizzati da un autore o da una produzione italiana
I prodotti inviati saranno esaminati da una giuria presieduta da Folco Quilici.
Questi i premi che verranno assegnati quest'anno:
Premio speciale delle giuria € 3.000
Premio del pubblico €1.000
Premio Speciale Videopolis Studio System € 20.000 (destinato al concorso per la coproduzione di un audiovisivo finalizzato alla valorizzazione del territorio regionale veneto)
Bando integrale e scheda di partecipazione li trovate all'indirizzo www.regione.veneto.it/videopolis
La partecipazione al Festival è gratuita.
!!!
Mi è arrivato questo comunicato e leggendolo (ho dato una ripulita all'originale) ho sentito puzza di Lega Nord.
Voi che ne pensate?

Hiruko the goblin di Shinya Tsukamoto

Masao, all'inizio, non aveva capito ancora qual'era il suo destino. Eppure qualche segnale premonitore si era già affacciato sulla sua vita: la dolorosa comparsa della prima di molte facce che si sarebbero scolpite bruciando sulla sua schiena. Uno spirito antichissimo era stato liberato da suo padre Yabé, un famoso archeologo, e presto, molto preso, sarebbe toccato a lui, Masao, in quanto prescelto, porre rimedio agli errori del padre. Dovrà superare certi pregiudizi riappacificandosi con Hieda, un parente, anch'egli archeologo, radiato perché convinto dell'esistenza degli spiriti maligni. Dovrà sconfiggere la paura per affrontare un mostro aracnomorfo che stacca le teste delle persone che ha più care, Reiko la ragazza di cui è innamorato e che preferisce la compagnia del padre, Aoi, Katagiri e Kono suoi compagni di scuola. Fatto questo accetterà il suo destino sconfiggendo il nemico che ha la sua base, il tumulo che solo due formule magiche possono aprire e richiudere, al centro della sua scuola ora deserta per via delle vacanze estive.
Shinya Tsukamoto dopo il folgorante Tetsuo: the iron man torna a parlare di mutazioni ma in modo meno violento. Niente più fusione tra carne e metallo, con Hiruko: the goblin realizza infatti una pellicola commerciale, sicuramente più vendibile, in cui le mutazioni sono meno estreme. Anche il montaggio si calma evitando il continuo spezzettamento. Sostanzialmente sono gli stessi personaggi ad essere diversi. In Tetsuo quello che sembrava un perseguitato (Tomoroh Taguchi) si rivela per essere un pervertito che investe un ragazzo e invece di soccorrerlo ci copula davanti. Vittima e carnefice, perseguitato e persecutore diventano concetti ambigui. In Hiruko invece c'è un ragazzo puro destinato a grandi cose, e un guardiano che inizialmente viene ritenuto il responsabile delle sparizioni/morti di Kono, Aoi e Katagiri. Le differenze tra i due film, tra lo Tsukamoto trita budella e quello commerciale, continuano fino al finale: tanto era pessimista e aperto il primo, con il protagonista che completa la sua trasformazione fondendosi con il suo nemico, quanto è ben augurante questo in cui tutto torna alla normalità, e le scure piaghe scultoree sulla schiena di Masao spariscono. Insomma, un film più convenzionale scritto però benissimo, con almeno tre salti dalla sedia garantiti, ben diretto dal giovane regista e dalle mirabolanti soggettive del mostro, che devono molto a Evil Dead.
Con i soldi guadagnati con questo film girerà l'anno dopo Tetsuo 2: the body hammer.
Insomma Hiruko: the goblin è una marchetta.
Ce ne fossero di marchette così...


Sceneggiatura (tratta da un fumetto giapponese) - Daijro Morohoshi, Shinya Tsukamoto
Fotografia - Masahiro Kishimoto
Special makeup effects - Etsuko Egawa
Specail creature effects - Takashi Oda
Montaggio - Yoshitami Kuroiwa, Shinya Tsukamoto
Musiche - Tatsushi Umegaki

Masao - Masaki Kudou
Reiko - Megumi Ueno
Prof. Takashi Yabé - Naoto Takenaka
Hieda - Kenji Sawada
Watanabé, il custode della scuola - Hideo Murota


Dramma della gelosia (2) di Ettore Scola

Protagonista del film Dramma della gelosia (tutti i particolari in cronaca) è anche il moscone che segue sempre Oreste. È presente nel momento in cui si conosce con Adelaide; quando la va a trovare in ospedale; quando scopre/spia la relazione di Adelaide con Nello. Se in scena ci sono Adelaide e Oreste il moscone c'è sempre. Tranne che nel finale. Lì, apparentemente, c'è Oreste e non c'è Adelaide, eppure il moscone che lo ha sempre accompagnato, annunciandolo a volte, è assente.
Che significa? dove si svolge esattamente quell'ultima scena?
Roma, la città amata da Oreste, è ridotta maluccio, proprio come egli aveva denunciato: macchine in fila, caos, un luogo invivibile che estranea. Eppure è felice perché con lui c'è Adelaide, ma del moscone non v'è traccia.
Forse il moscone si era legato ai due, e una volta sfasciata la coppia ha abbandonato Oreste.
Forse quel luogo (Roma) è per Oreste l'inferno, un inferno che lo ha ucciso in qualche modo facendo sparire il moscone.

Da uscirne pazzi...
non so,
scusate.

A proposito, vi ho sgamato qualche tempo fa, che credete? Loro sanno di che parlo. vi ho proprio sgamato. Grazie anche per quello.

Dramma della gelosia (tutti i particolari in cronaca) di Ettore Scola

Ecco un'altra vetta tra le commedia di casa nostra, una di quelle che ti fa ridere a crepapelle, che ha aperto la strada a sottogeneri sempre nostrani, che ha ispirato in un modo o nell'altro registi come John Waters e che si ispirava ad avanguardie come il surrealismo per quanto riguarda la grammatica. Capolavoro del grottesco, insieme all'altro film di Scola Brutti,sporchi e cattivi, Dramma dela gelosia (tutti i particolari in cronaca) si butta a capofitto nella realtà italiana della sua epoca, siamo nel 1970, con cinismo, sfrontatezza, nichilismo. La storia è presto detta, Oreste (Marcello Mastroianni) è un muratore comunista che si ubriaca facilmente finendo con il dormire per strada come un barbone. Una sera mentre è ridotto in questo stato viene avvicinato da Adelaide (Monica Vitti), una fioraia, innamorata da sempre di lui, con la quale inizia una relazione anche perché Oreste dopo anni oramai non è più innamorato della vecchia moglie Antonia (Josefina Serratosa). Iniziano a vedersi clandestinamente, la passione sale sempre di più, finché una sera in pizzeria lei non viene notata da Nello (Giancarlo Giannini) un pizzaiolo toscano, comunista e donnaiolo che la seduce. Quando Oreste capisce fa di tutto (compreso abbandonare moglie e figli) pur di non farsi lasciare da Adelaide, lei da parte sua non vuole rinunciare a nessuno dei due incapace com'è, lì per lì, di scegliere. Inizieranno una relazione a tre destinata a finire molto presto.
E adesso un po' di critica spicciola, anche detta "parole in libertà". L'Italia dopo il boom economico degli anni '60 inizia a farsi i conti in tasca e scopre che questi non tornano: i potenti aggirano le leggi, sfruttano l'operaio, insomma, non spartiscono la torta equamente. Il Paese capisce che la spaccatura c'è ancora, che niente si è equiparato, che piove sempre sul bagnato. E allora scioperi, scontri con le forze dell'ordine, atti di terrorismo diventano episodi all'ordine del giorno che o spaventano o diventano ragioni di vita, spaccando ancora di più il Paese. Un Paese spaccato a metà non può che contraddirsi di continuo, anche all'interno di una stessa fazione. Ecco allora che Oreste è un muratore che ancora non ha finito il tramezzo di casa sua; in automobile Silvana (Marisa Merlini), la sorella di Adelaide, sconsigliandole di continuare la relazione le dice: -Non si rovina una famiglia, sì cristiana, mi raccomando che se la moglie se ne accorge finite tutti sul giornale- dopo di che scende dall'automobile e si rivela per quello che è: una prostituta.
È un Paese che disorientava i suoi abitanti, in continuo mutamento. Progresso e sviluppo vengono analizzati e messi a confronto, con le loro differenze, da Pasolini. In Italia non c'è stato e non c'è un vero progresso ma solo sviluppo.
Adelaide di tutto questo se ne frega, a differenza dei suoi due rivali in amore Oreste e Nello. Lei solo per se stessa vuole l'amore (non una società basata sull'amore come volevano gli hippies), vive un po' in un mondo tutto suo, crede nell'amore platonico, è fissata con il nome Fernando ed ha un formidabile sesto senso. Vuole la sua libertà e non quella collettiva, liberatoria, della classe operaia sfruttata. Daltronde lei vende i fiori, ha una piccola impresa, non dipende da nessun padrone. Rispetto ai due pretendenti ha questa piccola differenza. E loro, che sono sempre in due e a volere la stessa cosa, dovranno lottare, raggiungere un compromesso, vendersi, rinnegare il loro credo politico, sputtanarsi, fare qualunque cosa pur di non rinunciare a lei. La lotta di classe è anche interna.
A voler essere ancora più spiccioli possiamo dire che nella pellicola di Ettore Scola c'è anche una morale. L'amore porta alla pazzia, la pazzia è una certezza quando non sei felice, quando tutto ti va male, quando perdi lavoro, famiglia, amori, amicizie, quando rinunci ai tuoi credi politici per un po' di pelo, quando vieni tradito da tutto e tutti per aver tradito tutto e tutti.
Eravamo, siamo, un Paese confuso sempre abbagliato dal mito americano. Le nostre sconfitte (la seconda guerra mondiale) possono trasformarsi in vittorie tramite la simulazione. Tapparsi gli occhi e andare avanti abbozzando.
Di tutto questo si ride di gusto nel film. Siamo un Paese grottesco, surreale, meraviglioso, capace di ridere delle disgrazie nostre come nessun altro.
Se vi capita di guardare il film, notate i cambi di espressione di Mastroianni mentre accompagna Monica Vitti in pizzeria la seconda volta. È più o meno da lì in poi che il film cambia.

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